Multe: il monopolio delle Poste lo pagano gli italiani

Il Governo proroga l'esclusiva per la notifica degli atti

Il governo fa un regalone a Poste italiane, a pagare sono sostanzialmente i cittadini. E’ questa in sostanza la conseguenza della proroga della concessione in esclusiva del servizio notifica atti (la cosiddetta “riserva legale”) per altri cinque anni da parte dell’esecutivo alla società guidata da Francesco Caio, un privilegio che vale più di 300 milioni di euro l’anno (329 per la precisione nell’ultimo bilancio).

IL MONOPOLIO – Quando si riceve una multa per un divieto di sosta o per un eccesso di velocità oltre al costo della sanzione, già spiacevole di per sé, si aggiunge quello per le spese di notifica del verbale, importo che va non al Comune ma a Poste italiane. La cifra non è del tutto irrilevante: quasi 15 euro cadauna, una mini-tassa sulle multe cresciuta costantemente negli anni fino all’ ultimo ritocco del 2015 (deciso per rimborsare Poste dei costi per “l’ adeguamento di software e hardware” legati al servizio). E si tratta appunto di un monopolio, nessun operatore privato può recapitare le multe e gli atti giudiziari perché per legge può farlo solo Poste.

Si spiega perché l’ ad di Poste, in audizione in Parlamento, ha chiesto esplicitamente al governo la proroga della concessione in esclusiva del servizio per altri cinque anni, perché “è per noi un elemento molto importante per sostenere la trasformazione che ci siamo impegnati a fare – ha detto Caio – andare a modificare questa riserva per noi ha un impatto significativo”.

Sebbene diversi emendamenti chiedessero di far decadere la riserva legale già a partire dallo scorso giugno, la maggioranza parlamentare l’ha prorogata per un altro anno, fino al giugno 2017.

Se il servizio fosse liberalizzato, come accade in tutti gli altri paesi europei con l’ eccezione di Portogallo e Ungheria, si spenderebbe la metà per la notifica di una multa. Il valore medio di mercato per una raccomandata è infatti attorno ai 7/8 euro. L’Agcom ha segnalato l’ anomalia poiché “non si ravvisano i requisiti e il razionale giuridico ed economico affinché tali servizi non possano essere offerti anche da operatori concorrenti” si legge in una delibera Agcom sulle tariffe postali. L’autorità ha anche detto che “i servizi offerti in esclusiva da Poste Italiane hanno generato rilevanti extraprofitti con la conseguenza che i soggetti che hanno richiesto tale servizio hanno corrisposto un prezzo più elevato di quello orientato ai costi, senza avere la possibilità di rivolgere le proprie preferenze a favore di altri fornitori concorrenti”.

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