MPS, dal grande inciucio alla bancarotta?

La finanza corre più veloce delle regole, per questo si fa fatica ad ingabbiarla e ricondurla ad usi meno incendiari e rischiosi

(fonte: Teleborsa) – La finanza corre più veloce delle regole, per questo si fa fatica ad ingabbiarla e ricondurla ad usi meno incendiari e rischiosi. E’ proprio tra queste difficoltà che si è insinuata l’ingegneria finanziaria, dietro alla quale pochi riescono a stare, comprendendone i meccanismi più complessi e nascosti.

In quest’humus si è mossa Monte Paschi, per strutturare una serie di operazioni messe in piedi con l’unico obiettivo di generare liquidità ed acquisire per cassa la Banca Antonveneta che gli spagnoli di Santander non hanno resistito a detenere per più di due mesi. A dire il vero la proposta di vendita il Banco di Santander l’aveva sottoposta anche a BNP Paribas, ma i francesi hanno pensato bene di declinare l’invito e lasciare quindi campo libero al Monte Paschi.

I numeri parlano chiaro, 10 miliardi di Euro per l’acquisto della Banca ed altri 8 miliardi di Euro per ripianarne i debiti in pancia.

Tralasciando pensieri maligni, possiamo definire l’acquisto di Antonveneta come un improvvida manovra, fatta peraltro alle soglie della più grande crisi economica dopo quella del 1929; ma pensando male, invece, non conviene escludere a priori l’inciucio politico-istituzionale tra la Banca senese e la politica, perché solo avendo aderenze politiche si riesce programmare e finalizzare un progetto come quello di strapagare una Banca che solo appena due mesi prima valeva 6 miliardi e mezzo di Euro e che il Monte Paschi ha pagato, invece, l’iperbolica cifra di 10,137 miliardi Euro.

Nessuna spietata strumentalizzazione; è solo la logica che porta a queste considerazioni, laddove il filo rosso che lega la fondazione MPS alle istituzioni politiche, che ne esprimono a più livelli il board di controllo, è piuttosto evidente.

Questo modo di fare e agire, sicuramente legittimo, ha però messo in una situazione imbarazzante MPS che rischia di sfiorare la bancarotta per uno squilibrio esplosivo dei conti economici che valutano una patrimonializzazione di circa 10 miliardi di Euro a fronte di una deterioramento complessivo di crediti per 17 miliardi di Euro, a cui vanno sommati i 17-18 miliardi di Euro complessivi per acquisire Antonveneta.

Numeri da far tremare i polsi che devono sicuramente rientrare per non considerare più che concretamente un’ipotesi di commissariamento, benché al riguardo Bankitalia si opponga, se non quella di un vero e proprio default. Ma la memoria corta dell’informazione di circostanza, dovrebbe altresì annoverare MPS tra i recidivi più agguerriti, perche appena 7 anni prima, cioè nel 2000, la Banca senese aveva inglobato l’allora stella nascente di Banca 121, ex Banca del Salento, pagata circa 2400 miliardi delle vecchie lire, ma valutata patrimonialmente 800 miliardi e tutto con operazioni di ingegneria finanziaria simili alle più recenti. Come si può ben vedere, il lupo perde il pelo ma non il vizio.

MPS, dal grande inciucio alla bancarotta?