Al via il mini-piano del governo: liberalizzazioni, apprendistato e Sud

I provvedimenti saranno contenuti in un maxi emendamento. Per ora niente condoni, interventi sulle pensioni e patrimoniale

Poche novità dall’Esecutivo. Gli interventi di “emergenza” si sono concentrati in privatizzazioni, semplificazioni, infrastrutture, dismissioni del patrimonio pubblico, piano Sud, apprendistato, credito d’imposta per la ricerca e banda larga. Nessuna traccia delle riforme strutturali – quelle che ci chiede l’Europa, per intenderci.
Scartate le proposte più dure ma che potevano garantire risorse: patrimoniale, prelievo forzoso sui conti correnti, condoni o sanatorie fiscali, ritorno dell’Ici sulla prima casa, rivalutazione delle rendite catastali.

Dunque si tratta delle “100 cose fare a costo zero”, che finiranno in un maxi emendamento del governo alla legge di Stabilità. Ecco i punti principali dei provvedimenti decisi:
Incentivi fiscali – meno Ires e Irap – alle imprese che investono nelle grandi opere pubbliche;
– dismissioni degli immobili dello Stato, a partire dalle caserme (entrate previste: almeno 15 miliardi nei prossimi tre anni);
Sud, il piano per il Mezzogiorno che sbloccherà otto miliardi di fondi strutturali europei in scadenza entro dicembre;
– incentivi per chi assume le donne disoccupate (contributi ridotti del 25% e altre agevolazioni legate alle aree dove è più forte il gap con l’occupazione maschile). Incentivi anche per il part-time, il telelavoro, il lavoro intermittente e accessorio se usato nel turismo e nei pubblici esercizi (settori a forte rischio di sommerso);
– aumento di un punto percentuale nell’aliquota contributiva dei co.co.co e co.co.pro, contributi azzerati nei primi tre anni per le imprese fino a 9 dipendenti che assumono con il contratto di apprendistato;
credito di imposta per chi assume al Sud, ma anche per chi investe in progetti di ricerca e per chi assume ricercatori con meno di 30 anni e un dottorato o master (dell’80% nei primi tre anni se il contratto è a tempo indeterminato, dell’50% se è a tempo determinato e per ogni anno di durata del contratto).

Per quanto riguarda le liberalizzazioni, arriva il divieto per gli enti locali di affidare in concessione i servizi pubblici, come i trasporti o anche il gas. C’è l’obbligo di valutarne la privatizzazione. L’apertura al mercato dovrebbe riguardare anche il settore dei carburanti e dell’Rc Auto. Infine, la riforma delle professioni con l’abolizione delle tariffe minime e la possibilità costituire società di capitale tra professionisti. Confermati i capitoli su semplificazioni e de-certificazioni per alleviare il carico burocratico di imprese e cittadini.

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