Milano mobili, il salone della crisi punta sui prezzi

Un settore in difficoltà che cerca di innovare e strizza l'occhio al portafoglio. Ma l'arredo low budget è davvero "low"?

Arriva il Salone del Mobile, ma la kermesse meneghina tutta eventi e “sberlùsc” (“roba luccicante”, in milanese) non occulta una realtà del settore meno rosea di quanto il prevedibile nuovo record di visitatori ci vorrebbe suggerire.

Il settore vale infatti 32,4 miliardi, cifra importante se non rappresentasse un -18,2% rispetto al 2008.
I problemi sono tanti: «Nel 2009 hanno chiuso 1.800 aziende lasciando a casa 12.700 addetti», sostiene Rosario Messina, imprendìtore della Flou e presidente di FederlegnoArredo. Ma il peggio è adesso, con drammatiche ricadute: «Da gennaio a oggi si sono suicidati 16 imprenditori, 12 appartenetano alla nostra filiera».

Il punto è che, nonostrante i sacrifici, non si vedono segnali positivi per il mobile italiano: gli ordini sono scesi del 4% a febbraio, del 5% a marzo.
Il mercato nuovo è la Cina, dove si registra un +20% in controtendenza.
Là, il nuovo ceto medio urbano delle metropoli concentrate nelle regioni orientali spende e spande, sposando il vivere bene come nuovo status-symbol.
Ma non basta, anche perché cresce la concorrenza dei mobili made in China che possono avvantaggiarsi del basso costo del lavoro e dell’economia di scala.
Così, il mercato oltre Muraglia rappresenta per il mobile italiano solo 70 milioni di fatturato.

Guardando a Occidente non si scorge molta più luce. Il cambio euro-dollaro più favorevole infatti non si traduce in un boom dell’export oltreoceano «perché gli americani non comprano», afferma Messina.
Le responsabilità sono degli stessi mobilieri, che potrebbero abbassare i prezzi ma non lo fanno: «Non mi sembra etico delocalizzare nei Paesi low cost e poi rivendere i prodotti allo stesso prezzo. Questo significa utili stratosferici per gli imprenditori, lucrando sulla pelle delle famiglie senza lavoro».

E allora, la nuova scommessa diventa “arredare low budget“, il trend che va per la maggiore quest’anno.
«Mantenere la qualità e avere un prezzo più basso è possibile – afferma l’ad di Poliform Giovanni Anzani -, per esempio adeguando le dimensioni a case più piccole, investendo in tecnologia e in nuovi materiali ecosostenibili. Noi anche l’anno scorso abbiamo investito 15 milioni in innovazione».
Ma cosa si intende per “prezzo basso“?
E’ presto detto: circa 20-30 mila euro per arredare con mobili di marca una casa da 80 metri quadri. Evidentemente, un “low budget” non per tutte le tasche.

Milano mobili, il salone della crisi punta sui prezzi
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