Milan, il nuovo stadio volano della trattativa

Dopo l'amara sconfitta dei rossoneri a Bergamo, spunta il nome di un compratore milionario (che non ha smentito)

Mentre il Milan cerca di raddrizzare una stagione che non decolla, segnata dal 5 a 0 con l’Atalanta di domenica scorsa, Paul Elliott Singer, boss di uno dei più importanti e potenti hedge fund statunitensi, studia le mosse necessarie per liberarsi di quello che  Il Sole 24 Ore ha definito un “asset indigesto, soprattutto sotto il profilo mediatico”.

Elliott Management ha rilevato il 99,93% delle quote di AC Milan nel luglio del 2018 in seguito al mancato rimborso da parte della Rossoneri Sport Investment Luxemburg, dell’investitore cinese Yonghong Li, dei 32 milioni di euro anticipati da Elliot per un aumento di capitale. Oltre ai 354 milioni di euro precedentemente prestati dal fondo americano a Yonghong Li per portare a termine l’acquisto del Milan da Fininvest e finanziare il mercato della squadra, Singer, fino alla fine di settembre, ha immesso nel Club altri 325 milioni per far fronte al fabbisogno di cassa ed estinguere il prestito obbligazionario da 116 milioni acceso nella gestione cinese. Tuttavia – secondo le stime del quotidiano economico-finanziario – al ritmo di circa 10 milioni al mese, entro il prossimo giugno la squadra arriverà a bruciare altri 60 milioni. Se nell’aprile 2017, all’epoca della vendita alla Rossoneri Sport Investment Luxembourg, la valutazione del Milan era pari a 740 milioni (cifra comprensiva di una situazione debitoria al 31 dicembre 2016 pari a 220 milioni), oggi per non perdere soldi il fondo Usa dovrebbe vendere la squadra a non meno di 850/900 milioni. E sebbene sia una cifra che nessuno a queste condizioni sembra disposto a spendere, l’hedge fund americano – come sottolinea il Sole 24 Ore – non si rassegnerà a un passaggio di mano che non sia remunerativo.

Sul fronte dei possibili compratori, tra rumor e smentite, appare LVMH Moët Hennessy Louis Vuitton. Mancherebbe, tuttavia, l’accordo sulle cifre. Uno scenario in cui la chiave di volta della trattativa potrebbe essere rappresentata dal via libera al nuovo stadio con annesso distretto multifunzionale da parte del sindaco Beppe Sala. La multinazionale controllata dalla famiglia Arnault – proprietaria di oltre 70 marchi di alta moda come Christian Dior, Bulgari, Fendi, Givenchy, Kenzo, Loro Piana e Louis Vuitton, di orologi come TAG Heuer, di gioielli come Tiffany & Co., di vini e liquori come Moët & Chandon, Veuve Clicquot,  di editoria come Les Échos e Le Parisien, e di alberghi di lusso – sarebbe, infatti, interessata a realizzare a San Siro un avveniristico distretto dell’entertainment, dello sport e della moda, sul modello dello Staples Center di Los Angeles. Dopo il rifiuto da parte di Elliot dei 900/950 milioni proposti da Bernard Arnault a fronte di una richiesta di 1200, i colloqui sono, tuttavia, in stallo nell’attesa di eventuali evoluzioni della questione stadio.

In totale l’investimento della Arnault Family Group, la holding che ha il controllo del 46,84% delle azioni di Lvmh con il 63,13% dei diritti di voto, si aggirerebbe sui 2 miliardi.

Intorno al nuovo stadio vi sono anche gli interessi di Hines Interests Limited Partnership, candidata all’edificazione del nuovo San Siro.

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