Migranti: porti e rimpatri, cosa cambia con l’accordo di Malta

La bozza prevede una condivisione dell'accoglienza e la ripartizione automatica per quote prefissate. E' già stata inviata a tutti i partner europei e sarà discussa nel consiglio fissato per l' 8 ottobre in Lussemburgo

Dopo i mesi del muro contro muro, delle Ong bloccate in mare, delle zuffe e dei ‘bacioni’ di Salvini all’Ue, il neo ministro dell’Interno Luciana Lamorgese non ha nascosto la propria soddisfazione per la ‘nuova linea’ italiana ed europea nella gestione del problema migranti. Per l’Italia un modo di uscire dalla contrapposizione continua e trovare spiragli di collaborazione, per l’Ue il modo di tendere una mano ai paesi più esposti, Italia in primis, e disinnescare ove possibile le pulsioni sovraniste.

“L’Italia non è più sola, noi e Malta da oggi siamo considerati la porta d’Europa” – ha detto Lamorgese illustrando la bozza preparata anche con Malta e Finlandia, che prevede una condivisione dell’accoglienza dei richiedenti asilo che arrivano a bordo delle navi seguendo una ripartizione automatica per quote prefissate, è già stata inviata a tutti i partner europei e sarà discussa nel consiglio fissato per l’8 ottobre in Lussemburgo.

Cosa può cambiare
Redistribuzione preventiva e automatica dei migranti: è questo il punto chiave dell’intesa. Se saranno confermati i calcoli fatti qui a La Valletta su almeno dieci Paesi pronti a firmare – fa notare Fiorenza Sarzanini sulle pagine del Corriere della Sera -, allora si potrà dire che il sistema è effettivamente cambiato, perché ad essere scardinato sarà il principio che – in base al trattato di Dublino – obbliga il Paese di primo ingresso a farsi carico degli stranieri fino alla decisione sulla richiesta di asilo.

Attualmente i migranti che arrivano in Italia a bordo delle navi delle Ong e delle motovedette di Guardia di Finanza e della Guardia Costiera vengono registrati negli hotspot e in caso di richiesta di asilo attendono l’esito nei centri di accoglienza. Se passerà l’accordo saranno stabilite quote fisse a seconda del numero di Paesi partecipanti (tra il 10 e il 25 per cento) e la distribuzione scatterà in maniera automatica. Quindi dopo l’approdo i migranti saranno registrati in Italia ma entro quattro settimane dovranno essere trasferiti altrove.

Al momento si applica sempre il trattato di Dublino e dunque l’onere dell’accoglienza, ma soprattutto dei rimpatri, rimane in carico al Paese di sbarco, dunque Italia e Malta. Questo vuol dire che sono i due governi a dover negoziare la riammissione con i Paesi di provenienza dei migranti. Nell’intesa raggiunta ieri a La Valletta è invece previsto che sia lo Stato di destinazione a gestire la sistemazione dei richiedenti asilo e – in caso venga negata l’istanza per il riconoscimento dello status di profugo – anche le pratiche per il rimpatrio. Si tratta di una novità importante perché questo convincerà gli Stati europei a impegnarsi per chiudere accordi con i Paesi di provenienza dei migranti e obbligherà la Commissione Ue a farsi garante di queste trattative. Nella nuova intesa si cercherà di stabilire una rotazione che, su base volontaria, consentirà di mandare le navi nei porti di altri Stati, ad esempio Francia e Spagna.

Occorrerà aspettare l’8 ottobre, giorno in cui si terrà il vertice dei ministri dell’Interno, per capire in concreto come verrà accolto da tutti. La linea ribadita a Malta è quella di trovare una formula per punire quei paesi che diranno no anche se nel testo non si fa riferimento a sanzioni. L’ipotesi più probabile è quello di inserire la mancata adesione al meccanismo delle quote al criterio della condizionabilità.

Salvini critico
L’ex ministro dell’Interno Matteo Salvini non ha fatto mancare le sue critiche ad un accordo che definisce “una presa in giro”: “L’accordo di Malta è solo l’ennesima promessa dell’Europa – ha detto Salvini -. Tante parole ma fatti zero, come in passato – ha continuato – Il premier Conte dovrebbe ricordarlo e mostrare rispetto per chi ha governato con lui per 14 mesi, contribuendo a strapparlo dall’anonimato. Se non sopportava me e la Lega, poteva dirlo subito”.

Conte: “Salvini non sia geloso”
“Salvini non deve avere gelosia e invidia, abbiamo compiuto un passo avanti storico, che non era mai successo prima. Se si difende l’interesse italiano bisogna guardare al risultato, non bisogna guardare a chi lo ottiene e chi non lo ottiene”, ha commentato il premier Giuseppe Conte in un’intervista esclusiva a Sky Tg24, parlando dell’accordo sui migranti discusso ieri a Malta. “In questo momento – ha proseguito – c’è, ed è stata anche annunciata da parte degli atri Paesi europei, una grande disponibilità nei confronti di questo Governo, di questo progetto politico che abbiamo solennemente annunciato agli italiani e al Parlamento. Abbiamo molta credibilità in Europa, perché ci sono grandissime aperture che ci sono state anticipate e oggi ne raccogliamo i primi frutti. Attenzione però: non ci possiamo considerare appagati”. “Questo primo passaggio di Malta – ha sottolineato il premier – segna una svolta significativa, ma abbiamo ancora tanto da fare lungo la linea di una regolazione dei flussi migratori e di contrasto alla migrazione clandestina”.

“Se si conosce la realtà libica si comprende che dovremmo concentrare i massimi sforzi per tutelare queste persone, perché queste persone che si avviano per mare lo fanno per disperazione, sono sfruttate da trafficanti che le avviano su imbarcazioni di fortuna a dei pericoli. Molti sono morti nel Mediterraneo e lo dobbiamo evitare. Quel meccanismo europeo ci servirà per gestire meglio un aspetto dell’intero fenomeno, dovremo evitare che sia un fattore incentivante. Non vogliamo nuovi percorsi della morte”, ha concluso”.

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