Metà del patrimonio in beneficenza. Gates e Buffet sfidano i colleghi miliardari

I due uomini più ricchi d'America lanciano la sfida e si impegnano per primi. Obiettivo: raccogliere 600 miliardi di dollari da devolvere in attività di beneficenza. E da noi funzionerebbe?

Miliardari di tutto il mondo unitevi! Ascoltando il loro celebre appello parafrasato da due dei più potenti capitalisti del pianeta, Marx ed Engels potrebbero rivoltarsi nella tomba. Eppure, anche così “riciclato”, lo slogan appare rivoluzionario. Perché lancia ai ricchi della terra una sfida senza precedenti: devolvere la metà del proprio patrimonio in beneficenza. Mica bazzecole. L’obiettivo è raggiungere i 600 miliardi di dollari, una cifra pari alla metà del Pil dell’India e al doppio di quello della Grecia.

Ma una proposta così “indecente” può risultare credibile – e fare notizia –  solo se viene da due uomini che possono contribuire coi loro patrimoni a questa mega-raccolta: Bill Gates e Warren Buffet, rispettivamente fondatore di Microsoft e finanziere internazionale, nonché il secondo e il terzo uomo più ricco del mondo.

Ma come si fa a convincere Paperon de’ Paperoni a regalare metà del suo forziere? Con l’esempio e la comunicazione, dicono i due magnati. Il patrimonio di Gates raggiunge i 54 miliardi di dollari: si vive bene anche con la metà. E 27 miliardi sono un mucchio di soldi che potrebbero andare per combattere la povertà o per sostenere la ricerca, la cultura, la tutela dell’ambiente.

Un appello ai 400 americani più ricchi

La sfida è all’altezza della potenza economica degli interpellati: si tratta convincere i 400 uomini più ricchi degli Stati Uniti presenti nella lista della rivista Forbes a impegnarsi – seriamente e ufficialmente – a devolvere almeno il 50% del loro patrimonio in opere benefiche nel corso della loro vita o come volontà testamentaria.

Secondo indiscrezioni, Gates e Buffett si erano già incontrati nel maggio dello scorso anno a New York  per gettare le basi del progetto. Ma solo ora, con un’intervista alla rivista Fortune, hanno rivelato i termini del loro accordo e lanciato ufficialmente l’iniziativa.

L’appello, per ora, è rivolto ai miliardari a stelle e strisce. Ma identificare i più ricchi d’America può essere un’impresa complicata. Secondo Gates, la lista di Forbes potrebbe essere un buon punto di partenza, ma l’elenco è incompleto. Un sistema per scovare i più danarosi sarebbe quello di utilizzare i dati fiscali. Se si prendono i 400 statunitensi che pagano più tasse – che negli Usa sono un effettivo specchio della ricchezza, molto più che da noi – si arriva a 138 miliardi di ricavi e oltre 11 miliardi di dollari di deduzioni per le donazioni. Da questa cifra si ricava a spanne l’ammontare delle donazioni che dovrebbe aggirarsi intorno ai 15 miliardi di dollari. I 400 Paperoni americani donano dunque circa l’11% del loro reddito in beneficenza.

Ci si impegna sul web

Una cifra già alta ma ben lontana dal 50% previsto nell’ambiziosissimo progetto di Buffett e Gates. Che però sono convinti dell’effetto virtuoso del loro esempio e della cosiddetta “pressione dei pari“. In altre parole, se io metto mano al portafoglio convincerò anche i miei colleghi miliardari a farlo. Per convinzione, per “immagine”, o solo per non essere da meno. A sostegno dell’iniziativa è stato aperto un sito web (givingpledge.org) per raccogliere gli impegni di chi vorrà partecipare all’iniziativa filantropica donando nel tempo metà dei propri averi. Non è un contratto ma pur sempre un impegno assunto pubblicamente.

La domanda viene spontanea: l’iniziativa arriverà anche da noi? E i miliardari all’italiana accetterebbero una sfida di questa portata? (A.D.M.)

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