MES? Tutto no, metà sì: il piano di Conte e Gualtieri

Mentre l'Italia aspetta di incassare il sostanzioso tesoretto di 209 miliardi destinati al nostro Paese dal Recovery Fund, c'è da fare i conti con il fattore tempo

Mes sì o Mes no? Mes a metà. Mentre l’Italia aspetta di incassare il sostanzioso tesoretto di 209 miliardi (il pacchetto di spesa pubblica più importante dal Dopoguerra) destinati al nostro Paese dal Recovery Fund, c’è da fare i conti con il fattore tempo.

Come ormai tutti sanno i soldi non arriveranno in tempi brevi. Anzi. La maggior parte, il  70% arriverà a gennaio per il biennio 2021-2022, mentre il restante 30% sarà distribuito entro il 2023. Che fare mentre aspettiamo? Secondi molti, al di là delle smentite di facciata e dei temporeggiamenti strategici, la strada è segnata. Incassare i fondi del Mes non è questione di se ma di quando.

E qualche indizio in questa direzione è già arrivato. “E’ il momento di assumere una decisione pragmaticamente. Per quanto riguarda il Pd e il sottoscritto i soldi si possono prendere anche dalla linea di credito speciale del MES”, ha detto qualche giorno fa il viceministro dell’economia, Antonio Misiani, intervistato a SkyTg24 Economia.

“Credo sia utile differenziare le fonti di approvvigionamento” ha detto “abbiamo bisogno ancora di spendere molto. Io sono per non buttare via niente, bisogna essere pragmatici perché l’interesse nazionale è quello di mobilitare il numero maggiore possibile di risorse per far ripartire il Paese”.

A ciò si aggiunga che il rischio di andare incontro a “tensioni di cassa” sui conti pubblici, in vista di un autunno a dir poco caldo, è più che concreto.  Ecco, dunque, che il Presidente del Consiglio Conte e Ministro dell’Economia Gualtieri, in scia a un ritrovato feeling, studiano la strategia migliore per far ingoiare il rospo ai pentastellati e a Di Maio che sulla partita anti-Mes si giocano una bella fetta della residua credibilità, specie in vista delle ormai imminenti elezioni regionali che potrebbero, in caso di ennesima debacle del Movimento, provocare un terremoto anche nell’esecutivo.

Il piano è presto detto: si pensa alla formula spuria e considerata più indolore di richiederne solo una parte, non tutto così da limitare i danni.  In quest’ottica, potrebbe aiutarci non poco la Spagna che se facesse la stessa cosa ci fornirebbe un involontario assist comunicativo che Conte & Company cavalcherebbero con piacere. A quel punto al Ministro degli Esteri Luigi Di Maio non resterebbe che fare spallucce ed ingoiare il rospo, pronto all’ennesima giravolta che però stavolta potrebbe costargli caro.

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