MES fondo salva Stati: tensione nel governo, banche a rischio?

Nel frattempo, il Ministro dell'Economia Gualtieri e il Commissario uscente agli Affari economici rassicurano: nessuna ristrutturazione preventiva del debito

Non solo Ilva e Alitalia, due faldoni a dir poco bollenti sulla scrivania del Premier Conte a Palazzo Chigi. Nelle scorse ore, l‘Europa e i suoi organismi sono tornati prepotentemente in cima all‘agenda politica italiana dopo che, in particolare, ma non solo, le opposizioni avevano puntato il dito contro la riforma del Mes, il Meccanismo Europeo di Stabilità, creato per dare assistenza finanziaria ai Paesi della zona euro in difficoltà, che dovrebbe essere ratificata entro l’anno.

 

Un tema particolarmente scivoloso che ha animato il dibattito nelle scorse ore. A destare allarme, anche per il nostro Paese, l’eventuale vincolo per ottenere il supporto finanziario al rispetto di alcune condizioni. Tradotto: il nostro Paese potrebbe accedervi solo se accettasse una ristrutturazione del debito.

 

Ma riavvolgiamo il nastro riassumendo quanto successo nelle scorse ore. “Conte venga in Parlamento a dire la verità, quelle modifiche mettono a rischio i risparmi degli italiani”, aveva tuonato Matteo Salvini parlando di “riforma firmata di nascosto”.

Aveva chiesto chiarezza anche il Movimento 5Stelle invocando un vertice di maggioranza sulla questione. “Il Parlamento aveva dato un preciso mandato al Presidente del Consiglio. La discussione sul Mes deve essere trasparente, il Parlamento non può essere tenuto all’oscuro dei progressi nella trattativa e non è accettabile alcuna riforma peggiorativa. Oggi è chiaro, invece, che la riforma del Mes sta andando proprio nella direzione che il Parlamento voleva scongiurare. Chiediamo al Capo Politico di far convocare un vertice di maggioranza, perché sul Mes noi non siamo d’accordo”, spiegavano in una nota i deputati M5S della commissione Finanze.

Fonti del MEF, intanto, avevano precisato che il Ministro Gualtieri ha inviato lo scorso 7 novembre al Presidente della Commissione Finanze Alberto Bagnai la richiesta di essere audito in merito alla riforma del Mes, della quale è stata programmata la firma in dicembre sulla base dell’intesa raggiunta dal Consiglio europeo nello scorso mese di giugno. Audizione calendarizzata per il prossimo 27 novembre.

A fine giornata, era intervenuta anche Palazzo Chigi per precisare che nessun accordo è stato siglato, spiegando che, “senza una logica di pacchetto”, il Governo punterà a un rinvio della riforma del Mes nel consiglio Ue di dicembre che dovrebbe fare l’ultimo passo e per il quale è però necessario l’unanimità.

GUALTIERI SPEGNE LE POLEMICHE – Le polemiche, però, erano continuate anche nella giornata di ieri (ne aveva parlato anche il Presidente dell’ABI, Antonio Patuelliavvertendo che le banche italiane potrebbero smettere di acquistare titoli di Stato italiani se la riforma “altererà le condizioni” per chi detiene titoli rappresentativi del debito pubblico) smorzate però dal Ministro dell’Economia Gualtieri che le aveva definite “senza senso” anche perché “l’Italia non avrà bisogno dei prestiti Esm” e precisando che la riforma comunque non introduce “in nessun modo la necessità di ristrutturare preventivamente il debito per accedere” al Fondo salva-stati. Parole accolte positivamente proprio dall‘ABI che in serata ha rilasciato una nota ufficiale definendo le dichiarazioni di Gualtieri un “positivo chiarimento in proposito”.

Della questione, questa mattina, ha parlato anche il Commissario uscente agli Affari economici, Pierre Moscovici: “Se la riforma del Meccanismo Europeo di Stabilità (ESM) venisse bloccata, salterebbe la rete di sostegno alle banche che questa contiene: ha detto intervistato dal Corriere della Sera.La riforma del Meccanismo Europeo di Stabilità “prevede che possa facilitare il dialogo fra Governo coinvolto e investitori su base volontaria, informale, non vincolante, temporanea e riservata. Non è una rivoluzione. Non è una questione di fiducia o sfiducia verso l’Italia”, ha sottolineato, mentre in Italia tiene banco il dibattito sulla questione.

 

NESSUNA RISTRUTTURAZIONE PREVENTIVA DEL DEBITO – “Quella riforma è parte di un pacchetto di misure per rafforzare l’unione monetaria in caso di choc – dice – A giugno ci fu un accordo per consolidare l’unione bancaria con il cosiddetto backstop, la rete di sicurezza del fondo di risoluzione delle banche. Serve se un Paese non riesce a far fronte da solo a una crisi dei suoi istituti, e fa parte dell‘Esm.   Moscovici, infine, ha ricordato che “Nel negoziato alcuni volevano condizionare l’aiuto dell’ESM alla ristrutturazione del debito pubblico. Questo è stato evitato grazie alla resistenza della Commissione e di numerosi Paesi, fra cui l’Italia”. 

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