MES, Centeno: “No troika per chi lo userà”. Cosa conviene all’Italia?

Centeno ha poi dettato i tempi per la sua attivazione: "una volta che avremo il mandato dei leader, cercheremo di renderlo operativo entro due settimane

Non ci sarà stigma – né Troika – per chi userà il nuovo MES. Le rassicurazioni arrivano anche dal presidente dell’Eurogruppo, Mario Centeno, in audizione alla commissione Econ del Parlamento europeo: “È chiaramente uno strumento molto diverso dai normali programmi di assistenza finanziaria del MES”.

Centeno ha poi dettato i tempi per la sua attivazione: “una volta che avremo il mandato dei leader, cercheremo di renderlo operativo entro due settimane. Il solo requisito è sostenere spese dirette e indirette per sanità, cura e prevenzione”. “È una linea di difesa molto importante e siamo molto contenti, all’Eurogruppo, di averla stabilita in tempi record – ha spiegato il Presidente – e con queste caratteristiche”.

Per Centeno la misura economica è “ampia a sufficienza” perché i Paesi possano coprire fino al 2% del PIL disponibile dalla linea di credito: Per il Presidente dell’Eurogruppo finora le risposte alla crisi sono state “limitate e irregolari”: “se ci fermiamo qui non sarà un approccio ‘whatever it takes’ ma un approccio ‘whatever you can'”.

La crisi sanitaria ha messo in luce infatti, spiega Centeno, tutte le differenze di capacità economiche dei paesi: “lo stimolo fiscale immediato in Germania è stato sette volte più ampio di quello italiano, nonostante la crisi abbia colpito più duramente quest’ultima”. Per questo per far ripartire tutta l’Europa, “ci servono nuovi fondi e dobbiamo mobilitarli rapidamente”.

Cottarelli: “Eurobond e Mes, servono entrambi”
Per l’Italia andrebbero bene sia il Mes che gli eurobond, ma con i bond comuni l’emissione sarebbe tre volte superiore. E’ quanto ha spiegato l’economista ed ex commissario alla Spending review, Carlo Cottarelli, in un’intervista al Tg2000.

“Io credo che servano sia il Mes, sempre che non ci siano sorprese” che gli eurobond, “perché lì l’emissione potrebbe essere molto più ampia, 500-1000 miliardi di euro per tutta l’area, ma mentre per il Mes arriverebbero 36-37 miliardi all’Italia, con una emissione di recovery bond i soldi potrebbero essere molto più ampi, anche 3 volte di più”, afferma. “I ricovery bond – aggiunge – sono soldi che si prendono a prestito insieme e poi si decide insieme come spenderli, il Mes sono pure soldi che il Mes prende a prestito dai mercati e poi dice ‘te li do ma devi usarli in un certo modo. Per fare fronte alla sanità o quanto meno alla crisi’.

Sul fronte nazionale “per ora quello che il governo ha stanziato è poco più dell’1% del Pil circa 20-25 miliardi” con il Dl Marzo e “un po’ di più adesso con il decreto Liquidità”, ricorda. “Ricordiamoci che il decreto liquidità fornisce 400 miliardi alle imprese come prestiti, di cui lo Stato da soltanto la garanzia alle imprese su questi prestiti. Bisogna fare di più, poi ci sarà una fase nella quale il governo deve spendere credo con un programma di investimenti pubblici per rilanciare l’economia, per ora si sta soltanto attenuando l’impatto negativo dello shock subito per famiglie e imprese”, conclude.

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