Merkel, von der Leyen e Lagarde: tre “Lady di ferro” per il rilancio dell’Europa

Nel momento più difficile dalla Seconda Guerra Mondiale, due tedesche e una francese alla guida

Si dice spesso che l’Italia non sia un Paese per giovani. A dirla tutta, neanche le donne possono stare allegre. Per non parlare delle neomamme per le quali concicliare famiglia e lavoro sembra pressochè impossibile. Lo dicono, come sempre, i numeri oggettivi quanto allarmanti nel fotografare una realtà a dir poco preoccupante.

 

Sono 37.611 le lavoratrici neo-mamme che si sono dimesse nel corso del 2019 mentre i papà che hanno lasciato il posto sono stati 13.947. Dati piuttosto allarmanti quelli forniti appena qualche giorno fa dall’Ispettorato del Lavoro (INL) che ogni anno aggiorna le informazioni sulle convalide di dimissioni e risoluzioni consensuali di madri e padri. In tutto, si legge nel Rapporto, sono stati emessi 51.558 provvedimenti, con un “leggero” incremento sull’anno prima (+4%). E “come di consueto la maggior parte – si fa notare – ha riguardato le madri”. E’ così nel 73% dei casi.

 

Pochi mesi fa, il terzo rapporto CS Gender 3000 del Credit Suisse Research Institute (CSRI)   ha certificato che negli ultimi 10 anni  la presenza femminile nei CdA è cresciuta del 50%. La quota di donne in posizioni manageriali più alta è negli Stati Uniti e nella regione Asia Pacifico rispetto all’Europa, Non solo. C’è un altro particolarmente interessante: le aziende con una presenza più massiccia di donne in ruoli apicali fanno più utili mostrando migliori performance in Borsa . L’Italia con una presenza del 33% si posiziona al 5° posto a livello mondiale.

 

Tuttavia, c’è una nota stonata. Appena il 5% delle aziende esaminate  ha Ceo donne e meno del 15% Cfo donne.

Eppure, guardando ai vertice dell’Europa, messa in ginocchio dalla pandemia, c’è una “straordinaria” eccezione con tre donne alla guida delle più importanti istituzioni europee che con le loro decisioni indirizzeranno anche il nostro destino: le due tedesche, Angela Merkel alla Presidenza del Consiglio dell’Unione Europea e Ursula von der Leyen Presidente della Commissione UE e la francese Lagarde, numero uno della Banca Centrale.  Tutte e tre accomunate da brillanti carriere politiche. considerate, a buon diritto,  Lady di ferro.

 

Dopo la gaffe sugli spread lo scorso marzo che ha fatto tremare i mercati, deciso cambio di passo della Lagarde che ha messo subito mano alla cassetta degli attrezzi, tirando fuori il bazooka e chiarendo ripetutamente che  La Banca Centrale Europea farà tutto quello che ritiene necessario per sostenere la ripresa dell’eurozona, colpita dalla crisi coronavirus, pronta a mettere in campo “tutte le misure appropriate nell’ambito del suo mandato”.. E che dire della Presidente della Commissione UE che ha messo sul piatto 750 miliardi tra sovvenzioni e prestiti per trascinare fuori dalla crisi le economie travolte dalla pandemia.

 

>Anche la Cancelliera Merkel ha scoperto subito le carte sul Recovery Fund: “Deve esserci comunque per questa estate un accordo, non so immaginare un’altra variante”, ha detto  nel corso della sua prima conferenza.

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