“Merkel e Schauble stanno uccidendo l’Europa”. Parola di tedesco

"L’unificazione è stata fatta – e funziona tutt’oggi – nell’interesse della Repubblica Federale"

Se sulle pagine del Financial Times l’economista tedesco Wolfgang Munchau ha già puntato il dito contro la Germania “responsabile del fallimento dell’Euro“, anche dal mondo accademico teutonico si alzano e si moltiplicano voci in dissenso contro il predominio economico della nazione tedesca a scapito del resto dell’Europa e, soprattutto, dell’Unione Europea intesa come progetto politico ed economico a lungo termine. E’ il caso di Jürgen Habermas, filosofo, storico e sociologo tedesco nella tradizione della “Teoria critica” della Scuola di Francoforte, intervistato da Die Zeit e ripreso sulle pagine del Corriere della Sera.

“L’unificazione dell’Europa è stata fatta,e funziona tutt’oggi, nell’interesse della Repubblica Federale – attacca Habermas. Nei primi decenni del dopoguerra abbiamo potuto recuperare una reputazione nazionale, totalmente compromessa, soltanto passo dopo passo e come “buoni” europei che operavano in modo prudente. Alla fine abbiamo potuto usufruire, per la riunificazione, della copertura da parte dell’Ue. Guardando indietro nel tempo la Germania è stata anche il beneficiario dell’Unione monetaria europea, a maggior ragione nel corso della crisi dell’euro. E poiché a partire dal 2010, attraverso il Consiglio d’Europa, il governo federale ha avuto la meglio sulla Francia e sugli stati europei del sud in virtù delle idee ordoliberiste della propria politica del risparmio, Angela Merkel e Wolfgang Schäuble continuano ad avere gioco facile nel dare di se stessi davanti all’opinione pubblica del proprio paese l’immagine di difensori autentici dell’idea d’Europa. Si tratta sicuramente di un modo molto nazionale di vedere le cose, ma questo governo non ha dovuto temere una stampa, indipendente dal corso governativo, che informasse la popolazione sulle buone ragioni che hanno portato gli altri stati membri ad una valutazione della situazione completamente diversa”.

COOPERAZIONE – “Il primo passo da compiere – prosegue -, al fine di un compromesso all’interno della comunità monetaria, è evidentemente quello di far cessare la resistenza della Germania contro una più stretta cooperazione sul piano delle politiche finanziarie, economiche e sociali, e la Francia dovrebbe esser disposta alle rispettive rinunce in tema di sovranità. Per lungo tempo ho avuto la sensazione che le resistenze maggiori sarebbero state quelle francesi. Non è più così oggi. Oggi ogni approfondimento fallisce a causa della rigida opposizione della Cdu/Csu, che è al governo e da anni sottoutilizza, chiede troppo pochi sforzi, al proprio elettorato. Mentre fomenta l’egoismo economico nazionale in vista delle prossime elezioni, sottovaluta sistematicamente quali concessioni i cittadini della Germania sarebbero in maggioranza disposti a fare nel proprio interesse a lungo termine. Basterebbe offrire a loro con vigore un’alternativa al paralizzante proseguimento dell’attuale corso e della prassi finora messa in atto, che guardasse lontano e fosse ben motivata”.

Dal 2010 – conclude Habermas – osserviamo come il governo tedesco svolge il suo ruolo di leader, ottenuto nel tempo in modo involontario, meno nell’interesse comune che non piuttosto in quello proprio. Persino un editoriale della Faz (Frankfurter Allgemeine Zeitung, ndr) lamenta l’effetto controproducente della politica tedesca, “perché scambia la leadership europea sempre di più con la realizzazione delle proprie idee di ordine (Faz del 29 giugno 2016). La Germania è un’egemone riluttante e al tempo stesso insensibile e incapace, che utilizza e contemporaneamente nega il disturbato equilibrio del potere europeo. Ciò fa nascere risentimenti in particolare nei paesi dell’Eurozona. Come devono sentirsi uno spagnolo, un portoghese o un greco che hanno perso il posto di lavoro in seguito alla politica di risparmio decisa dal Consiglio Europeo? Non può rivalersi sui membri del governo che hanno fatto passare questa politica a Bruxelles. Perché non può eleggerli o non eleggerli. Al posto di ciò poteva leggere durante la crisi della Grecia che questi stessi politici rifiutavano con sdegno la co-responsabilità per le conseguenze sociali disastrose che venivano accettate con simili programmi di risparmio. Finché non si abolisce questa costruzione sbagliata e antidemocratica, non ci si deve meravigliare della propaganda antieuropea. La democrazia in Europa non si ottiene se non dall’approfondimento della cooperazione europea”.

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