Mercato auto, il devastante impatto del Coronavirus

Il vero problema, ha scritto il New York Times in riferimento al settore auto europeo, non è se le case automobilistiche riusciranno a costruire auto ma se riusciranno a venderle

Già travolto dalla guerra dei dazi tra Cina e Stati Uniti, il settore automobilistico deve ora fare i conti con l’impatto del Coronavirus. Solo pochi giorni fa il governatore della Baviera, Markus Soeder, ha avvertito che l’industria dell’auto è quasi in stallo sottolineando la necessità di un un pacchetto congiunturale per affrontare le conseguenze dell’epidemia in atto. E l’allarme è sentito a livello globale. Il vero problema, ha scritto il New York Times in riferimento al settore auto europeo, non è se le case automobilistiche riusciranno a costruire auto ma se riusciranno a venderle.

Una situazione che si prospetta drammatica anche per il settore della componentistica. Se dall’interno la produzione è ferma per il rischio contagio, finita la crisi dell’offerta con la ripresa della Cina, – come ha spiegato all’Agi Clelia Crisci, presidente e ceo della Lapo Compound – bisognerà fare i conti con la crisi di domanda determinata da una nuova crisi finanziaria. Da qui ai prossimi 4-5 mesi – afferma Crisci – “nessuno andrà più in giro per concessionarie a comprare auto” e senza domanda i costruttori si fermano. Il calo previsto, ipotizzando una ripresa dell’attività all’inizio di aprile, è del 20-30%. Ma – per l’Ad – è, comunque, una previsione ottimistica.

CROLLO DEL MERCATO IN CINA – In Cina il mercato dell’auto – già colpito nel 2019 da un diminuzione dell’8,2%, a causa dei nuovi standard sulle emissioni, del rallentamento dell’economia e delle tensioni commerciali con gli Usa – ha segnato, nel mese di febbraio, la flessione mensile più ampia mai registrata. Un crollo determinato dall’epidemia di coronavirus che, in base ai dati diffusi dalla China Association of Automobile Manufacturers (Caam), ha portato a un calo delle vendite del 79%. Livelli che il principale mercato mondiale dell’auto non vedeva dal 2005. La spiegazione alla base di un impatto così devastante è soprattutto geografica. Nella provincia dello Hubei, da cui è partita la pandemia, viene infatti prodotto quasi il 10% dell’automotive cinese. Attualmente il Dongfeng Motor Group Co e i suoi partner Honda, Renault e Peugeot hanno deciso di rinviare il riavvio della produzione. Nissan Motor ha comunicato che farà ripartire solo parzialmente l’impianto di Xiangyang. Hanno subito uno stop anche i piani di produzione e consegne della Tesla a Shanghai. Unica nota positiva, dopo che ieri le autorità hanno tolto le restrizioni su un numero limitato di industrie chiave a Wuhan, la Honda ha ripreso in modo limitato la produzione nel suo impianto nella città. 

RISCHI PER IL SETTORE DELLE AUTO ELETTRICHE – Sulla scia del crollo del mercato automotive cinese – il più grande mercato EV del mondo – l’impatto del coronavirus rischia di frenare lo slancio verso la transizione all’elettrico. Le vendite di veicoli elettrici BYD – secondo i dati forniti da Reuters – sono in calo del 79,5% su base annua; Baic BluePark, la divisione elettrica del gruppo statale Baic, ha subito una diminuzione del 65,1% rispetto allo scorso anno; mentre le vendite del mese scorso del partner EV di Volkswagen JAC sono diminuite del 63,4%. A completare il quadro vi è il crollo dei prezzi del petrolio – il più netto dalla Guerra del Golfo del 1991 – che fa perdere appeal al mercato dell’elettrico.

CALO VENDITE AUTO NEGLI USA – 
Negli Stati Uniti quest’anno Morgan Stanley ha previsto un calo delle vendite di auto, a causa della diffusione del coronavirus, pari al 9%. L’analista Adam Jonas ha definito il virus come uno “shock alla domanda” che potrebbe spingere i consumatori a rimandare i loro acquisti importanti come quelli di auto. Jonas, riporta Automotive News, prevede un calo delle vendite a 15,5 milioni dai 17,1 milioni del 2019.

LA SITUAZIONE DEL SETTORE IN ITALIA – Nel nostro Paese l’anno, iniziato in negativo per il mercato italiano dell’auto, si appresta a subire l’impatto dell’epidemia. Secondo i dati diffusi dal ministero dei Trasporti, a gennaio sono state 155.528 le immatricolazioni, il 5,9% in meno rispetto allo stesso mese del 2019. La brusca frenata del mercato segue la crescita a doppia cifra (+12,5%) dello scorso dicembre, quando le Case, per anticipare l’entrata in vigore delle nuove normative sulle emissioni, hanno spinto con forza sui canali del noleggio e delle auto-immatricolazioni. In questi giorni, dopo l’annuncio di Fca riguardante lo stop temporaneo di alcuni impianti, si sono fermate le fabbriche di Pomigliano, Melfi e Sevel, Cassino. E, sempre nell’ambito delle misure per minimizzare il rischio contagio tra i lavoratori, tutti gli stabilimenti italiani del gruppo automobilistico saranno coinvolti in interventi straordinari. In particolare, saranno ridotte le produzioni giornaliere con un minor addensamento di personale nelle principali aree di lavoro.
Rallentamenti e fermate che i sindacati dei metalmeccanici Fiom-Cgil, Fim-Cisl e Uilm-Uil chiedono siano estesi e quindi previsti anche da altre aziende, riducendo la produzione attraverso il ricorso alla cassa integrazione e alle ferie, mentre per chi è in fabbrica rimarcano la necessità di accessi scaglionati nelle mense e negli spogliatoi.
“In questo scenario, la propensione all’acquisto dell’auto, indubbiamente non può che farne le spese – ha affermato il presidente di AsConAuto Fabrizio Guidi –. Molte delle Concessionarie socie dei Consorzi AsConAuto hanno scelto di chiudere l’attività al pubblico a causa dell’epidemia di coronavirus, altre lo faranno. Il sistema di Consorzi di distribuzione di ricambi originali – offrono un servizio che consente all’autoriparatore di non muoversi dalla propria sede. E attraverso l’uso delle nuove tecnologie saremo più disponibili per la nostra rete”.
Per Guidi gli spostamenti per recarsi in officina a fare la manutenzione dell’auto, che è il mezzo utilizzato per andare al lavoro, a fare la spesa, la visita medica possono rientrare a pieno titolo nell’area della sussistenza per cui si è autorizzati a muoversi”. 

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