Mercati, ecco le nuove tendenze post Covid

Per la prima volta da febbraio 2020, gli investitori istituzionali non vedono più la pandemia da Covid-19 come il rischio numero uno per i mercati globali

Per la prima volta da febbraio 2020, gli investitori istituzionali non vedono più la pandemia da Covid-19 come il rischio numero uno per i mercati globali, secondo l’ultimo sondaggio di Bank of America (BofA) tra i gestori di fondi globali, un importante indicatore del sentiment a Wall Street. Gli investitori ritengono infatti che i rischi maggiori siano un’inflazione superiore alle aspettative (37%) e un “tantrum” nel mercato obbligazionario (35%), seguiti da problemi nella campagna di vaccinazione e da una bolla a Wall Street.

Secondo il sondaggio, il 93% dei gestori di fondi prevede una maggiore inflazione nei prossimi 12 mesi, un aumento del 7% rispetto al sondaggio del mese precedente e un massimo storico.

Inoltre, il 48% degli intervistati (tra il 5 l’11 marzo) si aspetta che l’economia globale offra una ripresa a forma di V, rispetto al solo 10% dell’indagine di maggio 2020, un altro punto di vista rialzista. Queste mutate tendenze si stanno manifestando anche nella composizione dei portafogli globali, che stanno migrando da titoli che hanno beneficiato della pandemia a classici asset in crescita durante un periodo di economia forte.

I primi segnali sono già evidenti. Guardando all’andamento dei mercati a febbraio, Alessandro Allegri, AD di Ambrosetti AM SIM (società di ricerca indipendente sistematica), ha osservato che “come già successo a novembre dello scorso anno tutti i flussi in acquisto si sono concentrati solo su due tematiche, energetici e finanziari creando un divario fuori norma tra vincenti e perdenti con, in generale, le tematiche value che si stanno prendendo una rivincita sui growth”.

Il consensus è ora che i settori ciclici sovra-performeranno gli altri, un cambiamento di 180° gradi rispetto alla situazione allo scoppio della pandemia, secondo il sondaggio di BofA. Questa rotazione ha avvantaggiato i settori value e ciclici, come i titoli industriali, energetici e finanziari, mentre settori difensivi come i beni di prima necessità, l’assistenza sanitaria e i servizi di pubblica utilità registrano performance sotto la media i peggiori risultati.

Il settore tecnologico è il quarto peggiore quest’anno, poiché l’attenzione (e quindi i soldi) si è spostata dai nomi sulla cresta dell’onda durante il 2020, come Peloton e Zoom, a società meno “cool” ma che hanno maggiori probabilità di beneficiare di una ripresa, come Caterpillar, American Airlines o Goldman Sachs.

Questo genere di titoli non sono i soli che possono stemperare i rischi per un aumento repentino dei prezzi. “I titoli azionari rappresentano storicamente una buona protezione contro l’inflazione, in particolar modo quando l’inflazione non determina un’immediata risposta di irrigidimento da parte della FED – spiega Brian Nick, Chief Investment Strategist di Nuveen.

I real asset quali terreni agricoli, il patrimonio boschivo o immobiliare possono avere buone performance, perché garantiscono agli investitori un rendimento che aumenta con il livello generale dei prezzi”. “Anche i titoli a tasso variabile, compresi i prestiti, possono aiutare gli investitori attenti ai rendimenti a gestire tassi di interesse in aumento”, aggiunge.

© Italiaonline S.p.A. 2021Direzione e coordinamento di Libero Acquisition S.á r.l.P. IVA 03970540963

Mercati, ecco le nuove tendenze post Covid