Medicinali in libertà (vigilata). L’Antitrust contro il blocco delle parafarmacie

L'autorità garante della concorrenza dice no al numero chiuso per farmacie e parafarmacie che finora ha ridotto i prezzi del 25%

Le liberalizzazioni: a parole non c’è forza politica che non le voglia. Nei fatti, invece, molti si adeguano alle richieste delle lobby delle categorie professionali che tentano di impedire la reale apertura dei mercati. E’ quello che sta succedendo con le parafarmacie, quei punti vendita dov’è possibile acquistare medicinali da banco (cioè vendibili senza ricetta medica), per l’igiene personale, per la cosmesi e di erboristeria.

Questi esercizi sono al centro di una battaglia di interessi. In fase di conversione definitiva del decreto “milleproroghe” è stato accolto un emendamento del senatore Fleres in quota Pdl che blocca la possibilità di aprire nuove parafarmacie. Lo stesso ministro della Salute Ferruccio Fazio ha dichiarato in occasione di un incontro con l’Ordine dei farmacisti di Roma che questi esercizi vanno ridimensionati.

Che si tratti di interessi commerciali lo dimostra il fatto che non tutti i farmacisti la pensano allo stesso modo. Se i titolari di farmacie applaudono al blocco, il Movimento Nazionale Liberi Farmacisti (cioè i farmacisti non titolari) si scaglia contro il giro di vite: “A fronte di oltre 3500 esercizi aperti, 7000 nuovi posti di lavoro e notevoli risparmi per i cittadini, la maggioranza non ha altro di meglio da fare per risollevare le sorti economiche del paese che cancellare una delle liberalizzazioni più riuscite degli ultimi anni, quella dei farmaci da banco”.

Non si può bloccare la liberalizzazione

E’ dovuto intervenire il presidente dell’Autorità antitrust, Antonio Catricalà, per dire una parola risolutiva a favore della liberalizzazione con una segnalazione inviata a governo e parlamento.  

L’Antitrust ribadisce che contingentare il numero di esercizi farmaceutici sul territorio nazionale significa solo proteggere il reddito delle farmacie già presenti, non gli interessi dei consumatori. In molti comuni infatti gli esercizi esistenti non sono sufficienti a soddisfare le esigenze dei cittadini. Se passasse l’emendamento presentato, si ridurrebbero le possibilità di scelta, con probabili conseguenze negative sui prezzi e sulla qualità del servizio. Lo dimostra l’esperienza degli ultimi quattro anni: l’apertura di oltre 3mila parafarmacie  e di circa 500 punti vendita nella grande distribuzione, con prezzi medi più bassi del 25%.

Il processo di liberalizzazione, secondo l’Antitrust, deve proseguire attraverso un ulteriore ampliamento del numero di esercizi e anche consentendo la vendita al di fuori della farmacia, ma sempre alla presenza di un farmacista, dei medicinali di fascia C, cioè quelli vendibili solo con la ricetta medica. E evidente che una liberalizzazione in questo senso punta a garantire comunque il cliente senza assecondare gli interessi corporativi. (A.D.M.)

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