Maturità, per i privatisti il diploma è costato caro

C'è il rimborso ma nessuno lo sa

(Teleborsa) La fine degli esami di maturità è agli sgoccioli e migliaia di studenti saranno finalmente liberi di pensare solo alle vacanze, dopo la lunga maratona iniziata lo scorso 22 giugno.

Per alcuni studenti conquistare l’agognato diploma sta diventando sempre più caro, un vero e proprio salasso. Dai portafogli dei genitori escono cifre a due zeri.

Si tratta dei 15 mila candidati esterni della Maturità che hanno dovuto versare una quota per poter sostenere l’esame. In molti casi, le cifre hanno superato addirittura 400 euro. Lo ha rilevato un’indagine svolta da Skuola.net, secondo cui 2 su 5 hanno dovuto sostenere costi ulteriori, rispetto alla normale tassa d’esame.

L’86% delle volte – pare – sono stati richiesti come condizione necessaria per diplomarsi. Ma in pochi sanno che i contributi aggiuntivi possono essere rimborsati.

Tornando ai costi sostenuti dai privatisti, l’indagine ha rilevato per esempio a Roma che un istituto professionale per i servizi socio – sanitari ha chiesto ai suoi candidati esterni il pagamento di ben 160 euro da aggiungere alla tassa statale di 12,09 euro. A Milano, invece, si parla di cifre tra 150 e 200 euro. E al Sud? Le cose non sono andate certo meglio: in alcuni casi gli studenti hanno dovuto sborsare fino a 300 euro per potersi diplomare.

Dunque, sono le singole scuole a stabilire l’ammontare del contributo aggiuntivo alla tassa d’esame, una questione già trattata dal Ministero dell’Istruzione nell’ordinanza ministeriale n. 252 del 19 aprile 2016 in cui si legge che per questa categoria di studenti, effettivamente, un contributo aggiuntivo alla tassa d’esame è previsto o comunque tollerato, ma a certe condizioni.

“Per quanto riguarda il pagamento dell’eventuale contributo da parte dei candidati esterni, esso deve essere effettuato e documentato all’istituto di assegnazione dei candidati, successivamente alla definizione della loro sede d’esame” si legge nel testo dell’ordinanza ministeriale che tuttavia precisa: “il contributo aggiuntivo è dovuto esclusivamente qualora essi (i candidati, ndr) debbano sostenere esami con prove pratiche di laboratorio”.

Quali sono le condizioni per chiedere il rimborso? L’indagine di Skuola.net ha rilevato che alla maggior parte dei privatisti, l’esame non richiedeva lo svolgimento di alcuna pratica di laboratorio. La richiesta di un contributo aggiuntivo è stata spiegata come un rimborso per fotocopie, utilizzo dei computer e copie di programmi. Cosa fare? In questi casi, l’ordinanza ministeriale sopra citata parla chiaro: “Il contributo è restituito, ad istanza dell’interessato, ove le prove pratiche non siano state effettivamente sostenute in laboratorio”.

Peccato che la maggior parte degli intervistati ha dichiarato di non esserne a conoscenza…

© Italiaonline S.p.A. 2021Direzione e coordinamento di Libero Acquisition S.á r.l.P. IVA 03970540963

Maturità, per i privatisti il diploma è costato caro