Arcuri e la polemica con le farmacie: “Regioni hanno 55 milioni di mascherine”

Dopo aver risposto alle accuse di Federfarma, il Commissario ha annunciato un accordo con i tabaccai per la vendita di dispositivi

Ha risposto alle accuse Domenico Arcuri, Commissario straordinario per l’emergenza coronavirus, dopo che ieri Federfarma aveva puntualizzato che “nella quasi totalità delle farmacie dove sono state consegnate a prezzo calmierato, per esempio a Roma, le mascherine chirurgiche sono già finite“. “Non sono state ancora consegnate in altre grandi città come Milano e Torino e c’è ancora stallo sulla carenza di mascherine”, era stato l’allarme di Marco Cossolo, presidente dell’Associazione.

Arcuri: rispondiamo ai cittadini

Dichiarazioni a cui Arcuri ha risposto con durezza nel corso della conferenza stampa di oggi alla Protezione Civile, ricordando che “lavoriamo nell’esclusivo interesse dei cittadini al fine di tutelare al meglio la loro salute. Qualche volta faccio degli errori, per i quali mi aspetto critiche e se serve reprimende”, ma “solo dai cittadini”. “Noi stiamo facendo la nostra parte”, ha spiegato, “e lo facciamo mettendoci la faccia. Dunque benvenute le critiche” dei cittadini, “ma solo da loro”.

Arcuri ha infatti sottolineato che “non è il Commissario a dover rifornire le farmacie né i loro distributori, né si è mai impegnato a farlo”. E ha proseguito: “Né sono io a dover rifornire Confcommercio, Conad Federdistribuzione e Coop. Il Commissario si è impegnato ad integrare le forniture, ove sia possibile, che queste categorie si riescono a procurare attraverso le loro reti”.

Mascherine: i numeri da inizio emergenza

Quindi, ha comunicato gli ultimi dati sulle mascherine distribuite: 208 milioni, ha detto, da inizio emergenza, “è una quantità sufficiente”. E le Regioni, ha sottolineato, “hanno 55 milioni nei loro magazzini”. Quindi, l’annuncio: “Nei prossimi giorni stipuleremo un accordo con i tabaccai, che hanno ben 50 milioni di punti vendita in Italia, per la vendita di mascherine anche lì”. “Abbiamo sottoscritto i primi due accordi non esclusivi”, ha affermato, riferendosi a quello con la grande distribuzione e a quello con la distribuzione dei farmacisti, “e confidiamo di farne altri ancora con reti di distribuzione altrettanto massicce”.

Il prezzo

Quanto al costo dei dispositivi, Arcuri ha rivendicato l’imposizione del prezzo calmierato a 0,50 centesimi, che con l’Iva arriva a 0,61: “Il prezzo delle mascherine chirurgiche fissato a 50 centesimi più Iva è e resterà quello“. Quindi, ha proseguto, “gli speculatori e categorie simili dovranno farsene una ragione la giungla che abbiamo lambito, la speculazione che abbiamo osservato non c’è più e non tornerà”.

La risposta alle critiche

Arcuri aveva già risposto nelle scorse ore alle accuse dei farmacisti, affermando in una nota che “chi oggi afferma di non avere mascherine e di aver bisogno delle forniture del Commissario, fino a qualche settimana fa le aveva e le faceva pagare ben di più ai cittadini”. “La colpa non è mia ma di distributori e farmacisti“, si era difeso, puntando il dito contro “due società di distribuzione che hanno dichiarato il falso non avendo nei magazzini i 12 milioni di mascherine che sostenevano di avere”.

La ricostruzione di Federfarma

Parole che non sono piaciute a Vittorio Contarina, presidente di Federfarma Roma e Federfarma Lazio e vicepresidente di Federfarma nazionale, che ha ricostruito cosa è andato storto nella distribuzione dei dispositivi di protezione a prezzo calmierato. La situazione, a detta di Contarina, è da addebitarsi a “troppi controlli, troppe regole, margini troppo bassi per chi le produce e per chi le importa, che ovviamente preferisce, per guadagnare di più, ‘dirottarle’ verso altri Paesi come la Spagna, dove il prezzo finale delle mascherine è stato fissato a circa 1 euro”.

Secondo la sua versione, fin dal primo momento della crisi il forte aumento di domanda di mascherine, oltre portare a una drammatica carenza su tutto il territorio nazionale, “ha comportato un aumento vertiginoso dei prezzi alle farmacie, che si sono trovate a dover acquistare dai fornitori le mascherine a un costo 10 volte superiore a quello usuale”. 

Un aumento dei costi che ha conseguentemente colpito anche l’utente finale, ignaro della speculazione a monte della filiera. “Successivamente sono arrivati i necessari controlli da parte dei Nas e della Guardia di Finanza, a tappeto in tutta Italia, anche più volte a farmacia, al fine di controllare i prezzi e le modalità di dispensazione delle mascherine”. Quindi, ha proseguito Contarina, c’è stata “la querelle dei certificati: veri, falsi, verosimili, non autentici, non accreditati. Ma chi fa entrare in Italia queste mascherine non dovrebbe avere il compito di controllare questo aspetto?”, ha chiesto. Per non parlare, ha concluso, dei farmacisti che sono caduti nell’emergenza: “Sì, perché le mascherine non le avevamo nemmeno per noi”, ha ricordato.

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