Mascherine a 50 centesimi introvabili: un “pasticcio di Stato” che danneggia tutti

Dovevamo trovarle a prezzo calmierato a partire dal 4 maggio, con l'inizio della Fase 2. E invece, le mascherine volute dal Governo sono introvabili ovunque

Ma non dovevamo poter acquistare le mascherine anti-Coronavirus a 50 centesimi in tutta Italia? Sì, ma la promessa del commissario straordinario Domenico Arcuri, ad oggi, sembra una chimera. Le mascherine a prezzo calmierato, per ora, sono quasi introvabili.

La promessa del Governo

“Da lunedì 4 maggio (qui lo speciale di QuiFinanza, ndr) i cittadini che vorranno acquistare le mascherine, le troveranno al prezzo massimo di 50 centesimi più Iva in 50 mila punti vendita, uno ogni 1.200 abitanti” aveva annunciato. “La speculazione è finita”, aveva tuonato.

Eppure, pur essendo diventate obbligatorie in molti luoghi pubblici per effetto delle disposizioni del decreto 26 aprile, le farmacie, che le hanno esaurite ben prima della ripartenza, affermano di non essere state rifornite affatto dalla Protezione Civile.

L’accordo di Arcuri

Arcuri aveva firmato un accordo con i rappresentanti di categoria, tra cui Federfarma, Confcommercio e supermercati della Gdo, che prevede la vendita a 61 centesimi a mascherina, e la garanzia di un ristoro a quei negozianti che avevano già provveduto a rifornirsi a prezzi più alti.

Come vi avevamo anticipato, i punti vendita che avevano aderito erano 20 mila supermercati e punti vendita della grande distribuzione, 30 mila farmacie e parafarmacie e 50 mila tabaccai.

Va precisato sin da subito che il tetto dei 61 centesimi vale solo per le mascherine chirurgiche monouso o quelle assimilabili, per cui oggi il paradosso è che nei negozi si trovano solo le mascherine cosiddette “di comunità”, cioè con un bassissimo potere filtrante, che peraltro non sono dispositivi medici, a prezzi uguali o maggiori di quelle volute dallo Stato.

La denuncia di Federfarma

La denuncia delle mancanze del Governo arriva direttamente dal presidente di Federfarma Marco Cossolo: “È da almeno quindici giorni che gli importatori non le consegnano più” spiega a Repubblica.

“Quelle con marchio CE non si trovano e non mi interessa sapere la ragione. Quelle importate con autocertificazione non possono essere vendute, nonostante abbiamo magazzini pieni, perché l’Istituto superiore di sanità che deve autorizzarle non riesce ad evadere le pratiche. E infine le mascherine che Arcuri si è impegnato a rendere disponibili non sono ancora arrivate”.

La “beffa” del ristoro

Non solo. Banali logiche di mercato hanno anche innescato un meccanismo perverso per cui, poiché due settimane fa è circolata l’indiscrezione che il Governo avrebbe calmierato il prezzo, i broker hanno smesso di lavorare con l’Italia non potendo fissare un costo che fosse per loro conveniente.

Chiaro è che uno dei più grandi problemi è dettato dal ristoro: non essendo chiara la modalità con cui verrà erogato, molti rivenditori hanno continuato a vendere le mascherine a prezzi di mercato, oppure le hanno tenute nascoste in deposito in attesa di una comunicazione ufficiale. Nei grandi supermercati si parla di qualcosa come 20 milioni di mascherine stoccate nei magazzini.

Pare che all’Iss siano pervenute sinora 968 richieste. Di queste, solo 46 avrebbero avuto l’ok alla commercializzazione, 391 sarebbero in attesa di documentazione da parte delle aziende e 84 sarebbero inevase. Arcuri e i suoi, intanto, replicano che ci vorranno ancora un paio di giorni per cominciare la distribuzione. Vedremo.

© Italiaonline S.p.A. 2020Direzione e coordinamento di Libero Acquisition S.á r.l.P. IVA 03970540963

Mascherine a 50 centesimi introvabili: un “pasticcio di Stato&#8...