Mantenimento, storica sentenza se l’ex ha un nuovo partner

Una sentenza storica della Corte di Cassazione fa chiarezza su un caso molto comune per cui può scattare l'annullamento dell'assegno di mantenimento o di divorzio

Una relazione stabile, anche tra persone non conviventi, potrebbe far decadere il diritto a ricevere l’assegno di mantenimento o l’assegno divorzile, due emulomenti economici spesso confusi tra loro ma ben differenti. Si applicano infatti in circostanze legali differenti, e sono calcolati per due motivi distinti. Gli importi sono stati stabiliti dalla Corte di Cassazione con la sentenza Grilli del 10 maggio 2017.

  • L’assegno di mantenimento è definito dopo la separazione. Serve a garantire al coniuge con il reddito più basso lo stesso tenore di vita che aveva quando viveva insieme all’ex partner. Tra i redditi dei due viene dunque eliminato il dislivello, finché non si equivarranno. Il giudice è chiamato a definire l’esatta somma a cui ammonta l’assegno di mantenimento caso per caso, in base alle reali possibilità del coniuge obbligato al suo versamento.
  • L’assegno divorzile è definito, come dice il nome stesso, dopo il divorzio. Serve a garantire l’autonomia e l’indipendenza economia del coniuge con il reddito più basso, e non quindi lo stesso tenore di vita che aveva durante il matrimonio. Decade dunque nel momento in cui è in grado di mantenersi da solo.

Cassazione: se lei ha un nuovo compagno, niente mantenimento

La Corte di Cassazione ha stabilito che l’assegno debba essere rimodulato o addirittura revocato se il coniuge beneficiario ha una relazione sentimentale stabile, indipendentemente dal fatto che sia in atto la convivenza con il nuovo partner. Con la sentenza rivoluzionaria del 16 ottobre 2020, la 28778/2020, ha infatti accolto il ricorso di un uomo di Reggio Calabria che chiedeva di non pagare più il mantenimento alla ex moglie.

La donna, pur non condividendo stabilmente l’abitazione con il nuovo compagno, aveva ormai una relazione stabile. L’ex marito sosteneva che di fatto vivessero insieme, nonostante nessuno dei due avesse cambiato il proprio domicilio. I supremi giudici hanno dato ragione all’uomo, per cui la Corte d’appello di Reggio Calabria aveva stabilito il pagamento all’ex di 400 euro mensili e respinto la richiesta per la revoca dell’assegnazione della casa coniugale.

Alla Suprema Corte lui aveva chiesto di annullare la sentenza, mentre lei un assegno da 800 euro, sostenendo di non aver nessun reddito e che la relazione con il nuovo compagno non era mai stata dimostrata. Per i giudici di Cassazione, invece, il rapporto pluriennale e consolidato, si legge nella sentenza, è “pure caratterizzato da ufficialità, nonché fondato sulla quotidiana frequentazione con periodi più o meno lunghi di piena ed effettiva convivenza”.

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