Manovra, sì al ritocco per placare l’Ue. Cambierà così

Il governo è deciso ad andare avanti sulla manovra ma è pronto a fare qualche ritocco nell'ottica di un accordo con Bruxelles

Per tenere aperto il dialogo con Bruxelles e negoziare fino in fondo, il governo ha infine deciso di dire sì a qualche ritocco alla manovra. “Non è una questione di decimali, obiettivo del governo è rilanciare la crescita e lo sviluppo” hanno il presidente del Consiglio Giuseppe Conte e i suoi vice Matteo Salvini e Luigi Di Maio, al termine del vertice sulla manovra svoltosi a Palazzo Chigi.

“Per quanto riguarda il dialogo in corso con le istituzioni europee, si è concordato – hanno aggiunto – di attendere le relazioni tecniche sulle proposte di riforma che hanno più impatto sociale, al fine di quantificare con precisione le spese effettive. Le somme recuperate saranno riallocate, privilegiando la spesa per investimenti, con particolare riferimento a quelle necessarie per mettere in sicurezza il territorio e a contrastare il dissesto idrogeologico”. “Confermati gli obiettivi già fissati – hanno detto ancora Conte, Salvini e Di Maio – in particolare sulle pensioni, sul reddito di cittadinanza e sulla tutela del risparmio”.

“Se ci si rende conto che è l’unico modo per ottenere il via libera alla manovra allora io così gli tolgo un alibi: se continuano a dire di no allora vuol dire che è una cosa pregiudiziale”, ha spiegato il vicepremier Matteo Salvini. “Io e Di Maio abbiamo messo a bilancio un budget per coprire le pensioni ed il reddito di cittadinanza”, spiega. Sulle pensioni “diamo la facoltà a chi vuole, e si calcola che siano 5-600mila, di andare in pensione, ma non tutti ci andranno” quindi “se non va il 100% della platea non c’è bisogno di appostare tutti quei soldi nel 2019, ma si possono spostare nel 2020 e negli anni successivi”.

Insomma l’idea sarebbe quella di un ritocco ai decimali sì, spostando il rapporto deficit/Pil da quel 2,4% così inviso a Bruxelles, ma non ai saldi della manovra. Che, stando a quanto riferito da fonti di governo all’Adnkronos, resta ferma a 37 miliardi. Su questa strada intende attualmente muoversi il governo giallo-verde nella complessa trattativa con l’Europa per evitare di incorrere nella procedura di infrazione. Per non scendere sotto i 37 miliardi – lo 0,2% concesso a Bruxelles si tradurrebbe in ben 3 miliardi in meno – si lavora per rimodulare le voci di spesa e mantenere dunque i saldi invariati. Spostando, ad esempio, le ‘poste’ sulle infrastrutture, a partire dalle spese per il dissesto idrogeologico che non andrebbero a gravare nel rapporto deficit/Pil.

D’altra parte “un dialogo sereno e costruttivo con l’Europa sicuramente ci aiuterà a rassicurare i mercati finanziari e avere la fiducia degli investitori”, aveva detto Conte in giornata. Sullo spread “mi sembra che ci sia stato qualche segnale positivo. Ovviamente dobbiamo tutti fare la nostra parte per realizzare quel sistema Italia per dare fiducia agli investitori”. I mercati finanziari “devono sentirsi rassicurati che noi siamo un governo che agisce con un piano ben preciso, la manovra è ben strutturata e abbiamo le idee molto chiare”, ha aggiunto.

Tuttavia un retroscena rivelato da Il Giornale spiega come sia stato decisivo l’intervento di un Ragioniere dello Stato, Daniele Franco. Consiglio dell’interlocutore istituzionale a Di Maio: “Perché non mettete nella legge solo le risorse necessarie a finanziare il reddito di cittadinanza da maggio in poi, visto che difficilmente potrà essere applicato prima? Si passerebbe da 9 miliardi a 6, cioè tre miliardi in meno che inciderebbero sul rapporto deficit/Pil, su quel 2,4%”. Quello che non era possibile ieri, viene messo in pratica oggi: il maquillage alla manovra che il governo tenta di fare, con il beneplacito grillino, è proprio quello di ridurre i costi del reddito di cittadinanza sul bilancio del prossimo anno. Insomma, alla fine Di Maio potrebbe accettare il passo indietro, cioè di seguire il consiglio della Ragioneria dello Stato per accontentare la Ue.

Nel frattempo, però, proprio per il ‘No’ di un mese fa e il vocabolario urticante usato nei confronti di Bruxelles, lo spread ha stazionato stabilmente sopra quota 300 punti, macinando interessi sul debito. Risultato: Bankitalia ha calcolato che lo stile di governo gialloverde è costato un miliardo e mezzo di interessi in più quest’anno, 5 nel prossimo e 9 nel 2020. Per un totale di 15 miliardi buttati via.

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