Manovra, prosegue braccio di ferro Italia-Europa

Bruxelles minaccia lettera di richiamo, ma Renzi e Padoan non arretrano

(Teleborsa) Si profila un muro contro muro tra Italia ed Europa sulla manovra varata dal Governo ma che fa storcere la bocca ai piani alti di Bruxelles. Questioni di zero virgola, ma che a questi livelli valgono miliardi di euro. Che l’Italia non abbia alcuna voglia di accondiscendere supinamente alle richieste della Commissione è apparso chiaro dalle parole del solitamente compassato Ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, che in un’intervista ha tuonato: “L’Europa deve scegliere da che parte stare. Può accettare il fatto che il nostro deficit passi dal 2 al 2,3% del Pil per far fronte all’emergenza terremoto e a quella dei migranti. Oppure scegliere la strada ungherese, quella che ai migranti oppone i muri e che va rigettata. Ma così sarebbe l’inizio della fine“. Parole che non sono affatto piaciute a Bruxelles, anche se formalmente la risposta sulla questione è di ampio respiro e si riassume in un “stiamo analizzando le bozze dei bilanci che abbiamo ricevuto dagli Stati dell’eurozona. Durante questa fase non faremo commenti sul loro contenuto”.

Appare tuttavia sempre più concreta l’ipotesi che allo sforamento dell’Italia corrisponda un possibile – e anzi più che probabile – invio di richiesta di chiarimenti a Roma sulle falle della legge di bilancio e suggerimenti per chiudere la partita sui conti, fermo restando un secco no nei confronti di un deficit superiore al 2,2%. Per Bruxelles, infatti, pur considerando l’importanza e l’emergenza dovuta allo sbarco di migranti e all’eccezionalità rappresentata dal terremoto che ha colpito l’Italia centrale lo scorso mese di agosto, il Governo italiano avrebbe quantificato l’emergenza in maniera sin troppo generosa. Nel braccio di ferro in corso, il Premier Matteo Renzi ha gettato acqua sul fuoco, definendo l’arrivo di un’eventuale lettera di richiamo “fisiologica”, affermando che “il problema non è lo 0,1%“, chiedendo invece il sostegno da parte dell’Europa e contestualmente ribadendo che i Paesi dell’est che non accettano rifugiati siano penalizzati. Ribadendo poi che non intende cambiare di una virgola la manovra.

In ogni caso, non è solo l’Italia sotto la lente di Bruxelles, se è vero che anche Paesi come Francia, Olanda, Belgio, Spagna e Portogallo sono sotto esame. Ma quello che preoccupa maggiormente Bruxelles è il rischio che concedere qualcosa all’Italia, anche in termini dello 0,1%, possa rappresentare una crepa nel ruolo della Commissione europea e un possibile appiglio di critica e di favoreggiamento al nostro Paese da parte degli altri Stati membri. La situazione resta dunque in divenire, ma sono in molti a credere che la partita decisiva si giocherà dopo il referendum del prossimo dicembre. Bruxelles prende tempo, confidando nel fatto che in caso di un eventuale esito positivo alle urne il Premier potrebbe essere più propenso a dialogare e a cedere qualcosa. Altrimenti la rottura totale è dietro l’angolo, con conseguenze per tutta la zona euro.

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