Manovra, ore decisive. Deficit non basta, il problema è Quota 100

La "controriforma" delle pensioni preoccupa Bruxelles, per il semplice motivo che la riforma fatta dal governo Monti viene considerata, a torto o a ragione, un modello, che mette in sicurezza il sistema previdenziale italiano

Il tempo stringe, va assolutamente trovata una soluzione tecnica che consenta di evitare il lancio di una procedura per debito nei confronti dell’Italia. Uno dei nodi da risolvere, a livello sia tecnico che politico, resta Quota 100, o lo ‘smontaggio’ della riforma Fornero, più che il cosiddetto Reddito di cittadinanza. Fonti comunitarie si limitano a confermare che “il dialogo è in corso”.

Reddito si, Quota 100 no
Il Reddito di cittadinanza, se piace all’Italia che non piace alla Lega, come ha detto il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giancarlo Giorgetti, politico ed amministratore di lunga esperienza, alla Commissione europea non dispiace, anzi. L’esecutivo guidato da Jean-Claude Juncker, ha assicurato il viceportavoce capo Alexander Winterstein, “ha sempre sostenuto l’introduzione di programmi di reddito minimo negli Stati membri, che è un elemento importante del pilastro sociale europeo”. Non a costo di ‘scassare’ i conti, beninteso: “Naturalmente – ha aggiunto – la questione è come finanziarli”.

Invece, quella che la Ue considera la “controriforma” delle pensioni preoccupa Bruxelles, per il semplice motivo che la riforma fatta dal governo Monti viene considerata, a torto o a ragione, un modello, che mette in sicurezza il sistema previdenziale italiano. Un modello importante, perché altri Paesi non hanno ancora fatto riforme simili e perché, con l’invecchiamento della popolazione, mettere in sicurezza i conti del sistema previdenziale diventa sempre più importante, considerando anche il fatto che rimediare al deficit della natalità con l’immigrazione sta diventando sempre più complicato sotto il profilo politico.

Non è una novità: basta leggere l’opinione della Commissione sulla manovra rivista per ricordarsi che, per le autorità Ue, “le misure incluse nella manovra rivista per il 2019 indicano il rischio di fare marcia indietro rispetto alle riforme che l’Italia ha adottato in linea con le raccomandazioni specifiche per Paese”. In particolare, “mentre il Consiglio ha raccomandato che l’Italia riduca la quota delle pensioni di anzianità nella sua spesa pubblica per fare spazio ad altre spese sociali, la possibilità reintrodotta di pensionamento anticipato fa marcia indietro rispetto a passate riforme delle pensioni (cioè la riforma Fornero, ndr) che supportano la sostenibilità a lungo termine del considerevole debito pubblico italiano”. E la riforma “potrebbe avere anche un impatto negativo sull’offerta di lavoro, in un contesto in cui l’Italia è già al di sotto della media Ue per la partecipazione dei lavoratori più anziani (tra i 55 e i 64 anni di età) all’occupazione”. Più in generale, “la manovra rivista non prevede misure efficaci per porre rimedio alla fiacchezza della crescita potenziale del Paese, in particolare alla sua stagnazione della produttività, che dura da tempo”.

A quanto spiegano fonti qualificate, si sta comunque lavorando per rivedere la manovra senza toccare né il reddito di cittadinanza, né quota 100, perché altrimenti politicamente la proposta non passerebbe. Lo stesso presidente del Consiglio ha confermato più volte che quota 100 e reddito di cittadinanza restano come programmate, sia nella platea dei beneficiari, sia negli ammontari, sia nei tempi previsti. Proprio perché la Lega tiene duro su quota 100, ponendo una questione politica, si tenta di rimediare puntando su altri capitoli, e il lavoro tecnico su questo si concentra. Non a caso Conte ha sottolineato che le linee di politica economica che sottendono la manovra rientrano “nell’ambito delle prerogative di uno Stato sovrano”. La Commissione, insomma, può avere le sue riserve su quota 100, ma l’esecutivo Ue ha diritto di verifica e non di intromissione nella natura delle misure decise dall’Italia. Si sta comunque negoziando, sia a Roma che a Bruxelles, per trovare una soluzione accettabile a entrambe le parti. In ogni caso, pare difficile che la soluzione a livello tecnico possa essere escogitata prima di lunedì.

Per evitare il lancio di una procedura per debito nei confronti del nostro Paese, tuttavia, non basta la volontà politica: deve anche essere trovata una soluzione tecnica compatibile con il quadro regolatorio Ue. Perché la Commissione deve comunque presentarsi davanti ai ministri dell’Eurogruppo, e dell’Ecofin, con un quadro solido, basato su misure documentate e legislate, per poter rivedere l’opinione negativa sulla manovra. E quello che la Commissione non può accettare è che l’Italia ‘deconsolidi’. Cioè che peggiori il deficit strutturale, che va migliorato, anche di pochissimo. Il premier Conte ha spiegato che “lo staff tecnico che sta lavorando per compiere questi ultimi dettagli, per completare la nostra proposta”. Pertanto, è probabile che la soluzione al rebus si cerchi nella flessibilità eccezionale che la Commissione ha ripetutamente menzionato. “Possiamo giocare su tutte le flessibilità consentite dal patto di stabilità, ma non possiamo andare contro il patto, che vale per tutti gli Stati membri della zona euro, quale che sia il colore politico dei dirigenti”, ha spiegato Moscovici.

Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ieri, al termine del Consiglio Europeo, ha confermato di voler percorrere questa strada, facendo sapere di puntare sul piano di prevenzione del dissesto idrogeologico e su un piano per ridurre i tempi della giustizia, civile e penale (uno dei talloni d’Achille del Paese), che ricadrebbe probabilmente nell’ambito della clausola per le riforme strutturali. E anche qui, quota 100 torna in ballo. Posto che la Commissione intende concedere flessibilità all’Italia legandola alle riforme strutturali, osservano fonti Ue, se l’Italia sulle pensioni mette in campo contemporaneamente quella che per la Commissione è una vera controriforma, allora diventa molto difficile giustificare la flessibilità. E quota 100 resta una bandiera della Lega di Matteo Salvini, il che complica le cose (“Smontare la legge Fornero è un mio preciso impegno, e lo faremo rispettando i parametri”, ha ribadito qualche giorno fa a Bruxelles). Salvini, in questo, segue la storica linea della Lega: Umberto Bossi tolse la fiducia al primo governo Berlusconi, nel 1994, proprio a causa delle proposte di riforma previdenziale.

Per questo, secondo fonti Ue, è difficile prevedere come andrà a finire, perché la proposta presentata dall’Italia, malgrado le dichiarazioni incoraggianti di Moscovici da Bruxelles, che hanno corretto quelle da Parigi, sarebbe ancora insufficiente. Resta ancora un “ultimo miglio” da percorrere. E va ricordato che non manca chi, nella Commissione, ritiene che concedere flessibilità all’Italia, che ha consentito al nostro Paese una spesa aggiuntiva di 30 mld di euro negli ultimi anni, nel tentativo di “stabilizzare una situazione politica”, sia stato inutile, se non controproducente. E’ chiaro, infine, che trovare un’intesa con la Commissione europea sulla manovra, per l’Italia, ha una valenza politica che va oltre il piano tecnico. Visto che il governo “è nato sotto un brutto segno, perché ci è stata attribuita la volontà di uscire dall’Eurozona”, come ha detto Conte, accordarsi con la Commissione dimostrerebbe nei fatti che l’Italia intende “rispettare le regole”. Non a caso il premier ha sottolineato ripetutamente che il governo “riconosce” l’Ue come interlocutore. Un “riconoscimento” che ha già avuto un effetto benefico sui rendimenti dei titoli di Stato, con lo spread Btp-Bund sceso a quota 270 punti, con il rendimento del decennale al 2,96%. Sempre alto, ma sotto i picchi delle scorse settimane.

In collaborazione con Adnkronos

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