Manovra, Gualtieri: “Salvini è scappato per non farla, servono 14 miliardi”

Il ministro dell'Economia ad ampio spettro sulla legge di Bilancio: "A quel 2,2% di deficit bisogna arrivarci, con risorse per 14 miliardi"

Smarcata la Nota Aggiuntiva al DEF, il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri delinea i piani futuri del governo in una lunga intervista al Corriere della Sera, in cui non manca una stoccata all’ex ministro dell’Interno Matteo Salvini, accusato di aver fatto cadere il governo per evitare di sporcarsi le mani con una manovra lacrime e sangue.

Sterilizzazione IVA e la fuga di Salvini
Incalzato sulla percezione degli italiani di un governo nato nelle stanze di palazzo, Gualtieri è perentorio: “Senza questo governo l’Iva sarebbe aumentata di 23 miliardi e l’Italia sarebbe andata a sbattere. Disattivare 23 miliardi di clausole Iva, avviare la riduzione delle tasse sul lavoro e rilanciare gli investimenti salvaguardando scuola, sanità e welfare non mi sembra un compito poco ambizioso. D’altronde la sfida di questa manovra era così ardua che Salvini ha aperto la crisi perché sapeva di non essere in grado di affrontarla”.

Deficit al 2,2% e i 14 miliardi necessari
“Il 2,2% ci assicura l’utilizzo pieno della flessibilità e consente di dare un’intonazione espansiva alla manovra – continua Gualtieri -, garantendo al tempo stesso una riduzione del debito. Anche il precedente governo ha usufruito della flessibilità ma, come si è visto, ci è arrivato dopo un lungo tira e molla. Questo aumenta i costi e riduce i benefici. Idee diverse su alcuni punti della manovra sono normali. Il dato di fatto è che abbiamo approvato la Nota con la piena condivisione dei numeri». Poi a quel 2,2% di deficit bisogna arrivarci, con risorse per 14 miliardi. Nella Nota sono indicati gli ambiti di intervento che stiamo ora definendo più nel dettaglio. Sono fiducioso che con il contributo di tutti si arriverà a una soluzione equilibrata e condivisa”.

I 7 miliardi dai pagamenti tracciabili
Il ministro è stato ovviamente anche incalzato sui 7 miliardi che il governo conta di recuperare dalla lotta all’evasione fiscale. “Stiamo definendo un piano organico di incentivi all’uso degli strumenti digitali di pagamento, che consideriamo fondamentale per la modernizzazione del Paese oltre che per il contrasto all’evasione. A questo si accompagneranno diversi interventi specifici su vari fronti – frodi, evasione, elusione, antiriciclaggio – per ciascuno dei quali ci sarannno stime precise di gettito. Abbiamo definito i pilastri principali, vedremo gli equilibri esatti che ci saranno fra i vari elementi della manovra. È un piano organico, ogni misura è prezzata e valutata. Anche studiando le pratiche migliori viste in altri Paesi, adattate al nostro”.

Prossime clausole IVA
Naturalmente la neutralizzazione delle clausole di salvaguardia è cosa fatta per quest’anno, ma il problema si ripresenterà nei prossimi. “La prassi diffusa in Italia – dice Gualtieri – è di toglierle all’ultimo per l’anno che sta per iniziare e spostarle a quello dopo. Noi le eliminiamo per quest’anno, le dimezziamo per il prossimo e l’obiettivo è di eliminarle completamente. Il risparmio in interessi grazie alla caduta dello spread con il nostro governo è già di sei miliardi. Se noi torniamo con i rendimenti dei titoli di Stato sotto la Spagna, com’era fino al 2016, quella cifra potrà crescere considerevolmente. La nostra scommessa è quella di aggredire le due grandi sacche di inefficienza – la spesa per interessi sul debito e l’evasione fiscale – per poter non solo cancellare le clausole, ma aumentare le risorse per investimenti e welfare e ridurre ancora la pressione fiscale. È il dividendo della stabilità, che ci può dare margini significativi per fare cose molto ambiziose. Ora dobbiamo superare la sfida straordinaria di questa legge di bilancio, e farlo in modo ordinario. Se ci riusciamo, siamo nelle condizioni per impostare un triennio di svolta che affronti alcuni grandi nodi irrisolti di questo Paese e ne liberi le potenzialità straordinarie”.

Il futuro dell’Europa
“La sfida non è avere più o meno flessibilità per l’Italia, ma rilanciare l’Europa. All’Ecofin informale di Helsinki sono andato a parlare di questo. Ho detto, fra gli altri aspetti, che serve una politica di bilancio dell’area euro più espansiva perché la politica monetaria da sola non basta. Ho detto che occorrono più investimenti comuni orientati alla sostenibilità che abbiano un trattamento più favorevole nel patto di stabilità. Che serve un’indennità europea di disoccupazione e una garanzia comune per i depositi bancari. D’altronde in Europa conduco da tempo battaglie politiche su questi temi. Il mio europeismo è quello di un’Europa che non può che rafforzare la sua dimensione politica e democratica se vuole essere un attore globale reale e dare ancora più peso all’euro come moneta di riserva internazionale”.

Austerità
“Io sono keynesiano e sostengo l’utilità di finanziare gli investimenti in deficit, tanto più in una fase di rallentamento dell’economia e con tassi così bassi. Ma ciò è molto diverso da mettere in pericolo la sostenibilità della finanza pubblica. Ad esempio il welfare, proprio nei Paesi dove è serio, è sempre in equilibrio. Non si finanzia il welfare in deficit, in deficit si fanno gli investimenti. Se in Scandinavia dove lo Stato paga anche la matite a scuola, dici a un ministro socialdemocratico di finanziare il welfare in deficit, quello rti prende per pazzo. Questa sarebbe la linea di Reagan, “affamare la bestia” per sfiancarla. Chi pensa che si può fare welfare in deficit, vuole smantellarlo. Quindi noi sosteniamo una fiscal stance espansiva dell’area euro, sosteniamo la Golden Rule che permetta di scorporare certi investimenti dal calcolo del deficit, sosteniamo più investimenti europei e nazionali finanziati da titoli emessi a livello europeo o italiano. Noi non siamo per lo Schwarze Null, no (la politica di lievi surplus di bilancio perseguita dalla Germania, ndr). Però pensiamo che occorra la sostenibilità della finanza pubblica”.

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