Manovra: Governo frena su auto aziendali, Plastic Tax dimezzata. Arriva “Robin Tax”

Aumento dell'Ires del 3% per tre anni: al via le polemiche, preoccupazione delle associazioni di categoria

Allenta da un lato, stringi dall’altro. La coperta, come sempre, è corta e l’esecutivo cerca di trovare la difficile quadra delle risorse.  Stretta più soft sulla plastica e auto aziendali, due delle misure più odiate finite al centro delle polemiche e destinate a subire un restyling che puntualmente è arrivato. Arriva un aumento del 3% dell’Ires sui concessionari pubblici.

Queste le principali novità contenuto nel pacchetto di emendamenti del Governo alla manovra depositati in Commissione Bilancio del Senato. Viene abrogata, inoltre, l’imposta di bollo sui certificati penali, con una perdita di gettito di 25 milioni di euro.

In particolare, la Plastic Tax viene dimezzata a 0,50 centesimi di euro (rispetto a 1 euro) e non si applica al materiale che proviene da processi di riciclo. Esclusi dal pagamento dell’imposta i dispositivi medici e i manufatti in plastica con singolo impiego adibiti a contenere e proteggere preparati medicinali.

Governo frena su auto aziendali

Arriva la riduzione dell’attuale fringe benefit al 25% sulle auto con emissioni CO2 inferiori a 60 g/km e al 30% su quelle superiori a 60 g/km e inferiori a 160 g/km. Per i veicoli con emissioni inquinanti superiori a 160 g/km e inferiori a 190 g/km la percentuale sale al 40% nel 2020 e 50% dal 2021. Per tutte le auto superiori a 190 g/km scatta il 50% il prossimo anno e il 60% dal 2021. La nuova tassazione si applicherà sui contratti stipulati da luglio 2020 sui veicoli di nuova immatricolazione. Confermata l’esenzione per tutti i contratti in essere.

Spunta Robin Tax

L’aumento dell’Ires sui concessionari pubblici sarà di 3 punti, rispetto ai 2 punti ipotizzati dalle versioni precedenti dell’emendamento del Governo alla manovra. L’aliquota Ires sugli utili di tutte le società concessionarie di servizi pubblici salirà dal 24 al 27%. Stiamo parlando di tutte quelle società pubbliche affidatarie che gestiscono autostrade, porti, ferrovie, aeroporti, servizi di tlc e produttori di elettricità. Una sorta di ‘Robin tax’, il cui extra-gettito sarà rivolto al miglioramento della rete infrastrutturale e dei trasporti e alla riduzione dei fenomeni di marginalizzazione e degrado sociale.

Aeroporti dicono no

E arrivano già le prime polemiche e i primi no, a partire da Assaeroporti, che in una nota ufficiale parla di ennesimo “balzello” che va a gravare sulle imprese aeroportuali, deprimendone lo sviluppo e la competitività” Il nuovo prelievo – prosegue la nota – è solo l’ultimo di una serie di provvedimenti, di natura fiscale e regolatoria, che gravano pesantemente sulle società di gestione aeroportuale e sui passeggeri del trasporto aereo, la cui crescita, nel 2019, sta registrando, peraltro, alcuni segnali di debolezza che la politica non può ignorare.

“Ancora una volta, per far fronte a esigenze di finanza pubblica – dichiara Valentina Lener, Direttore Generale di Assaeroporti – i gestori aeroportuali sono chiamati a sostenere rilevanti oneri non programmati e non riconducibili ad una strategia complessiva di crescita e di sviluppo del sistema aeroportuale italiano. Siamo fortemente preoccupati da una proposta che, lungi dall’arrecare benefici al settore del trasporto aereo, non potrà che rallentare gli ingenti investimenti necessari per l’adeguamento e l’ammodernamento infrastrutturale del comparto, contribuendo a rendere sempre meno competitivo il sistema aeroportuale nazionale”.

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