La manovra estiva sulle spalle dei dipendenti pubblici: verso il blocco dei rinnovi contrattuali

L’ipotesi sul tavolo dei tecnici dell’Economia potrebbe fruttare circa 4 miliardi di euro

Il decreto correttivo di finanza pubblica potrebbe essere finanziato dal pubblico impiego. Infatti i tecnici del ministero dell’Economia stanno lavorando sui possibili risparmi che possono giungere dalle amministrazioni pubbliche.

L’ipotesi è quella di un nuovo blocco del rinnovo dei contratti dei dipendenti statali e della scuola. La sospensione dei contratti è stata già fatta con la manovra 2010, verrebbe così estesa fino al 2015. Due anni in più frutterebbero tra i 3 e i 4 miliardi di euro.

Il terreno su cui si muove il ministro dell’Economia è molto stretto e comunque il blocco del rinnovo resta per ora un’ipotesi di lavoro. I sindacati hanno già avvertito il governo. “Nuove manovre sul pubblico impiego non siamo in grado di reggerne”, ha detto Luigi Angeletti, segretario della Uil, dopo la lettura dei dati della relazione di Banca d’Italia che ha denunciato come la crescita delle retribuzioni dei dipendenti pubblici abbia seguito un trend tre volte più rapido rispetto a quello vissuto nel mondo privato: 22.4% dal 2002 a oggi.

Il decreto n. 78/2010 ha cambiato la tendenza, “stoppando” i rinnovi contrattuali fino al 2012 e gli aumenti stipendiali fino al 2013. L’Ipca, il nuovo indice che rileva il tasso di inflazione a cui rinnovare i contratti, stima dal 2011 al 2014 un adeguamento al 6%. Con il rinnovo del blocco dei contratti si avrebbero dai 3 ai 4 miliardi di risparmio.

Sul tavolo del ministero c’è anche un piano alternativo, meno aggressivo. Si tratta di un blocco per un solo anno: i dipendenti pubblici non potranno godere di trattamenti salariali più alti di quelli goduti nel 2009. Il che non impedisce di rinnovare i contratti ma ne sterilizza gli effetti in busta paga. In questa seconda ipotesi, si risparmierebbero sui 2 miliari di euro.

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