Manovra, è il giorno del giudizio dall’Europa: i rischi per banche e paese

Oggi la Commissione europea valuta ufficialmente la Manovra italiana, e l'opinione dovrebbe essere quasi certamente negativa

Il giorno del giudizio è arrivato: oggi la Commissione europea pubblicherà le opinioni sui documenti programmatici di bilancio degli Stati dell’Eurozona, incluso quello rivisto dell’Italia, opinione che potrebbe essere negativa, alla luce del fatto che la manovra rivista ha confermato i saldi (2,4% di deficit/Pil nel 2019) e non riporta i cambiamenti “sostanziali” che erano stati chiesti a Roma.

Dopo che, all’indomani della riunione dell’Eurogruppo il ministro dell’Economia Giovanni Tria ha invitato tutti al realismo, definendo quasi “surreale” il vespaio sollevato dalla manovra del governo gialloverde, dato che è “solo moderatamente espansiva” e che va inquadrata in un contesto economico in deciso “rallentamento”, ieri è stata la presidente del Meccanismo di vigilanza unica della Bce, Danièle Nouy, a lanciare un paio di ‘missili’ verso l’Italia.

Obiettivo, le banche italiane, le cui quotazioni di Borsa continuano a soffrire del rialzo dei rendimenti dei titoli di Stato. In audizione davanti alla commissione Econ dell’Europarlamento, l’ex alta funzionaria della Banca di Francia prima ha detto che sta facendo gli scongiuri perché la situazione degli istituti di credito della Penisola non precipiti: “Teniamo le dita incrociate per far sì che le banche italiane stiano andando ancora verso una migliore solvibilità e migliori bilanci, sui quali hanno già fatto molti sforzi, con buoni risultati negli stress test dell’Eba”, ha affermato la responsabile della Vigilanza unica.

Il comparto bancario italiano, che pesa molto sulla Borsa di Milano, è notoriamente molto sensibile all’andamento dei rendimenti dei titoli di Stato, inversamente proporzionale a quello dei prezzi. L’allargamento degli spread sui titoli di Stato italiani, ha confermato Andrea Enria, presidente dell’Eba, “ha conseguenze per il sistema bancario, non solo attraverso il diretto impatto sul capitale dalle obbligazioni detenute nel trading book o tra gli Afs (Available for sale, disponibili per la vendita, ndr), ma è anche particolarmente importante la sensibilità dei costi di raccolta” all’andamento dei titoli di Stato. Per la vigilanza, dunque, “sarà importante concentrarsi sui piani di raccolta” delle banche, “per assicurare che siano robusti anche in scenari avversi nell’ambito del debito sovrano”, ha detto Enria.

Come ha detto il vicepresidente della Commissione Valdis Dombrovskis a margine dell’Eurogruppo, dovrebbe esserci “il seguito” alla richiesta fatta all’Italia di illustrare i fattori rilevanti per la redazione del rapporto ex articolo 126.3 del Tfue sul debito. Il rapporto è stato riaperto dopo che Roma, con la manovra 2019, ha annunciato uno scarto rispetto agli obblighi previsti dal braccio preventivo del patto di stabilità. Il rapporto del maggio scorso concludeva che “il criterio del debito dovrebbe essere considerato come rispettato e che una procedura per deficit eccessivo non è necessaria in questa fase, tenendo conto del fatto che l’Italia rispetta ex post il braccio preventivo (del patto di stabilità, ndr) per il 2017”. Per quanto riguarda il 2018 il rapporto concludeva che “l’aggiustamento appare inadeguato ad assicurare il rispetto del piano di convergenza verso l’obiettivo di medio termine per il 2018, sulla base delle previsioni della Commissione. La Commissione riesaminerà il rispetto delle regole sulla base dei dati a consuntivo per il 2018 che dovranno essere notificati nella primavera del 2019”.

Il rispetto delle regole verrà riesaminato prima di allora: sarà oggi il collegio dei commissari, con un atto gravido di conseguenze politiche, a decidere se constatare che la regola del debito è stata violata, cosa che costituirebbe il primo passo formale verso l’apertura della procedura per deficit eccessivo legata al debito, mai utilizzata prima nei confronti di un Paese dell’Eurozona. Se l’esecutivo comunitario dovesse procedere così, ma allo stato non ci sono certezze perché a decidere sarà il collegio dei commissari (e oggi la Commissione ha invitato, tramite i suoi portavoce, ad aspettare le decisioni di domani, prima di trarre conclusioni), allora il passaggio successivo sarebbe nel Comitato economico e finanziario del Consiglio, che ha due settimane di tempo per dare la sua opinione.

Non è detto che vada così: è un esito che a Bruxelles viene tuttora dato per probabile, ma non certo. In ogni caso, il filo del dialogo, che finora non ha dato frutti tangibili, visto che le posizioni non sono cambiate granché, non si spezza: sabato prossimo, ha confermato il portavoce capo Margaritis Schinas, il presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker accoglierà il presidente del Consiglio italiano Giuseppe Conte per una cena di lavoro a palazzo Berlaymont a Bruxelles, alla vigilia del Consiglio Europeo straordinario sulla Brexit.

Secondo Massimo Franco sul Corsera, “La procedura di infrazione in arrivo può fare più danni all’ Italia che all’ Unione. Anzi, ne sta già facendo, con lo spread stabilmente sopra i 300 punti, e i titoli di Stato italiani sottoscritti all’ ultima asta col contagocce. Per questo M5S e Lega stanno discretamente analizzando i pro e i contro di elezioni politiche anticipate. Discutono di una riforma del voto che permetta di governare avendo solo il 40 per cento, e di un Fondo Patrimoniale dove far confluire e mettere in vendita gli immobili dello Stato, qualora la situazione del debito pubblico precipitasse.

Il governo di Roma – sempre secondo l’analisi dell’editorialista – ha capito che il suo splendido isolamento sta diventando pericoloso. Molte delle nazioni alleate sono decise a togliere qualunque margine di manovra all’Italia della «spesa creativa», costosa e sterile: la campagna per le Europee è in corso anche per loro. E a Conte toccherà il compito ingrato di ammorbidire l’ostilità e la diffidenza nei confronti della maggioranza. «Finora abbiamo tenuto duro per dimostrare che la nostra manovra può funzionare», spiegano a Palazzo Chigi. «Ma se lo spread continua a lievitare, siamo pronti a prendere misure straordinarie per abbattere il debito». È questo a far rispuntare l’idea del «Fondo patrimoniale degli italiani».

In collaborazione con Adnkronos

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