Manager, tetto massimo ai super-stipendi: la Svizzera ci riesce con un referendum. E da noi?

Con il 68% di sì la Svizzera approva la legge che fissa un massimo alle retribuzioni e alle liquidazioni dei top manager. Un precedente "pericoloso" per il resto d'Europa

A tutto c’è un limite. Anche alle mega-retribuzioni dei top manager di un paese che è la cassaforte del mondo. Due svizzeri su tre hanno detto no agli stipendi, ai bonus e alle buonuscite esagerate dei dirigenti d’azienda. Con un referendum che è destinato a rivoluzionare il rapporto tra gli azionisti e i vertici delle società e che potrebbe rappresentare un "precedente" significativo per molti altri i paesi occidentali.

Con il 67,9% di consensi – una vittoria in tutti i 26 Cantoni con punte di oltre il 77% – la Svizzera ha deciso di porre un tetto ai compensi alle liquidazioni fuori misura dei dirigenti delle aziende quotate in borsa. Un risultato che non era scontato in un tempio dell’economia di mercato come la Confederazione. Ma l’enormità delle cifre – la più recente: 60 milioni di euro al presidente uscente di Novartis, Daniel Vasella – in una situazione economica come l’attuale è stata determinante nell’esito della consultazione.

Anche in Svizzera no all’economia senza freni

L’idea è venuta a Thomas Minder, un piccolo imprenditore di Sciaffusa nonché parlamentare promotore del referendum. "E’ stata una bella dimostrazione di democrazia. Una vittoria contro avversari potenti che hanno paventato terribili conseguenze economiche e occupazionali con campagne di stampa aggressive e tendenziose", ha dichiarato soddisfatto. E in effetti il referendum di avversari ne ha avuti molti e potenti. Tra gli altri, Economiesuisse – la Confindustria svizzera – ha parlato di attacco alla libertà economica sostenendo che la Svizzera avrà "il diritto degli azionisti più rigido al mondo".

Il testo referendario deve ora essere tradotto in legge. Toccherà alle assemblee degli azionisti fissare i limiti degli stipendi dei vertici azienda e saranno vietati i cosiddetti "paracadute d’oro", cioè i bonus milionari ai manager che si dimettono o vengono licenziati. Le nuove norme si applicano solo alle società quotate in borsa e prevedono sanzioni pesanti: dalla multa fino a 6 anni di retribuzione al carcere per i dirigenti.

In Italia per ora solo promesse elettorali

E in Italia? Al di qua delle Alpi – dove i casi di disparità clamorosi non mancano e dove un sondaggio della Coldiretti rivela che 1 italiano su 4 ha rinunciato al pasto completo per colpa della crisi ripiegando sul piatto unico – per ora siamo ancora nel campo delle buone intenzioni e dei programmi elettorali. Accanto ai tagli dei costi della politica, un intervento per ridurre la forbice tra i compensi dei manager e i salari dei dipendenti sembra ormai invocato da più parti,

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