Manager e operai, retribuzioni a confronto. In America 343 volte in più. E in Italia?

Col reddito di un amministratore delegato delle più grandi società americane si potrebbero "mantenere" sei presidenti Usa. E da noi Marchionne guadagna come 6mila operai

Quanto guadagna l’amministratore delegato dell’azienda in cui lavorate? Probabilmente non lo sapete. Meglio così. Potreste scoprire, ad esempio, che il vostro stipendio in rapporto al suo si esprime con percentuali da prefisso telefonico. I lavoratori americani invece sono stati messi ufficialmente di fronte alla cruda verità: l’amministratore delegato di una grande azienda Usa quotata in Borsa (appartenente alle prime 500 valutate da Standard & Poor’s) guadagna in media circa 11,4 milioni di dollari cioè, al cambio attuale, quasi 8 milioni di euro. Il che significa quasi 343 volte di più di un suo operaio o del suo autista (il cui reddito medio è di circa 33mila dollari, cioè più o meno 23mila euro).

La differenza abissale è stata calcolata dall'”Executive Paywatch” del sindacato americano Afl-Cio che, per rincarare la dose, sottolinea anche che, malgrado la crisi, i guadagni dei Ceo (chief executive officer, l’amministratore delegato) tra il 2009 e il 2010 sono aumentati del 23%.

Il dato diventa più significativo se letto in chiave tendenziale: nel 1980, il rapporto tra retribuzione del lavoratore medio e del top-manager era di 1 a 42. In trent’anni la disparità è cresciuta di 8 volte. Bisogna risalire agli anni ’20 – giusto prima della Grande Depressione – per trovare un gap simile.

Ancora più suggestivo il calcolo della retribuzione equivalente, ovvero quali e quanti altri “lavoratori” si potrebbero retribuire con il compenso di un amministratore delegato delle prime 500 aziende Usa:

6 premi Nobel,
25 rettori di grandi università,
28 presidenti degli Stati Uniti,
178 paramedici,
213 agenti di polizia,
225 insegnanti,
252 vigili del fuoco,
753 salariati minimi.

Gli abissi italiani

In Italia le cose non vanno molto diversamente. Anzi, se possibile le differenze sono addirittura maggiori. Il caso di Alessandro Profumo, ex amministratore delegato di Unicredit che nel 2010 ha percepito la bellezza di oltre 40 milioni di euro (38 milioni dei quali come “buonuscita”), è eccezionale ma non isolato. L’attuale contratto di Sergio Marchionne, a.d. Fiat, prevede un compenso “base” di 3 milioni l’anno cui si aggiunge un bonus variabile sui risultati (che nel 2009 è stato di 4,7 milioni). Ma la parte più consistente delle retribuzione viene dei 10 milioni in stock option (cioè il possesso di azioni della società) il cui valore dipende dall’andamento del titolo Fiat sui mercati. Al momento della firma, all’inizio dell’anno, la performance del titolo portava il valore delle stock option de Marchionne a 100 milioni di euro. Lo stipendio di un anno di circa 6.400 operai del Lingotto. (A.D.M.)

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