L’ira del M5s contro Autostrade: “Ecco perché revochiamo le concessioni ai Benetton”

Il Movimento 5 Stelle elenca in un post su Facebook i motivi della volontà di revocare la gestione delle autostrade alla famiglia Benetton

Il Movimento 5 Stelle non arretra e insiste sulla revoca alle concessioni autostradali ad Autostrade. Il capo politico Luigi Di Maio ha ribadito a chiare lettere che ipotesi più soft non sono sul tavolo del Movimento. Ma il governo giallo-rosso resta diviso.

In un incontro tra i 4 capo-delegazione del governo – Di Maio per il M5S, Franceschini per il Pd, Speranza per Leu e Scalfarotto per IV – i Cinquestelle hanno confermato che non accetteranno nessun’altra soluzione che non sia la revoca, mentre Italia Viva ha fatto sapere di essere esattamente all’opposto, e cioè pronta alle “barricate” contro la revoca: “L’Italia non può segare il ramo su cui è seduta, con un atto del genere perderemmo ogni credibilità verso gli investitori internazionali”.

Perché il M5s vuole togliere le concessioni ai Benetton

“Chi ha truffato gli italiani deve pagare” tuonano i 5S su Facebook. Secondo Di Maio e i suoi i Benetton sarebbero responsabili di aumentare i pedaggi e non tutelare gli automobilisti, di non effettuare una manutenzione sufficiente sulla rete autostradale e di essere una società privata “farcita di ex politici”.

“Abbiamo già raccontato di come una società privata sia riuscita a costruire un impero grazie alla gestione della rete autostradale italiana e a evitare disturbi nominando ex ministri, sottosegretari, parlamentari e manager di Stato nei Consigli di amministrazione delle proprie concessionarie”.

L’attacco del Movimento 5 Stelle alla famiglia Benetton è netto: “I Benetton e le loro controllate negli ultimi 13 anni hanno fatto il bello e il cattivo tempo con i soldi dei cittadini e il consenso della politica. Una classe dirigente corrotta e allettata dalle cospicue offerte economiche della famiglia di Ponzano Veneto, che per riempire le proprie tasche ha messo in secondo piano manutenzione e tutele per gli automobilisti”.

Autostrade nel mirino: il dossier-scandalo del Mit

La posizione dei Benetton e di Autostrade rischia poi di incrinarsi ancora di più dopo la diffusione dei dati del dossier-scandalo che ha commissionato il Ministero dei Trasporti dopo il crollo della galleria Bertè vicino a Genova lo scorso 30 dicembre.

“Oggi scopriamo che il gruppo è ancora tra i soci ordinari di numerose fondazioni politiche e think tank, tra cui Italiadecide, l’associazione fondata e guidata dall’ex presidente della Camera Luciano Violante, Aspen, think tank pieno zeppo di politici e presieduto dall’ex ministro dell’economia Giulio Tremonti e l’Ispi, Istituto per gli studi di politica internazionale” denuncia il M5s.

Il Movimento 5 Stelle torna a condannare con tutte le sue forze quello che definisce un “comportamento deprecabile, che oltre a ingannare milioni di italiani onesti, ha avuto come diretta conseguenza il crollo di ponti e viadotti. Decine di vittime innocenti hanno pagato al posto dei colpevoli, ora basta”.

I costi della revoca

A chi ha parlato di un costo della revoca pari a 23 miliardi di euro, Di Maio risponde secco bollandola come una enorme sciocchezza, una vera e propria montatura” alimentata dai media. Ad ogni modo, Di Maio non accetta l’ipotesi della maxi-multa ad Autostrade, soluzione rispetto a cui anche il ministro dei Trasporti De Micheli ha fatto un passo indietro: “Maxi multa? Non scherziamo” ha commentato il ministro degli Esteri.

“Lo Stato non accetta carità, solo giustizia per le vittime. Per chi ha causato il crollo del ponte Morandi non ci saranno sconti. Ci sono le famiglie di 43 vittime che ancora attendono giustizia. La revoca della concessione ad Autostrade va inoltre nella direzione di un successivo abbassamento dei pedaggi. Bisogna cambiare il sistema degli affidamenti”.

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