Lusso non conosce crisi: nella top 100 delle aziende una su quattro è italiana

Secondo lo studio di Deloitte, l'Italia è Paese leader nel settore del lusso con 24 aziende su 100

Il mondo del lusso non conosce recessione e tra le 100 aziende più rappresentative del lusso mondiale, una su quattro è italiana.

Moda, accessori, alta gioielleria, orologi, profumi e cosmetici: i prodotti del lusso che non conoscono crisi sono molti. Tra le prime dieci aziende, la quarta è italiana ed è Luxottica, leader nel design, produzione e distribuzione di occhiali con 29 brand da Ray-Ban e Oakley.
I dati emergono dal Global powers of luxury goods, annuale studio di Deloitte, la nota azienda di consulenza, che esamina i 100 più importanti protagonisti del panorama del lusso.

Le imprese prese in esame hanno generato vendite per 217 miliardi di dollari: in media 2,2 miliardi di dollari a società. A tassi di cambio costanti la crescita nell’anno è stata dell’1%.

Ai primi cinque posti, oltre a Luxottica, troviamo Lvmh, Estée Lauder, Richemont e Kering: le aziende hanno riaffermato le posizioni dell’anno precedente, con il primo gruppo, Lmvh, a guidare la classifica grazie alla crescita di vendite nel 2016 del 5%, fino a oltre 23 miliardi. Tra le italiane, in classifica troviamo anche Prada, alla posizione 19 con 3,5 miliardi di fatturato e Giorgio Armani, alla posizione 24 con 2,8 miliardi di fatturato. Luxottica invece ha prodotto nel 2016 oltre 10 miliardi di dollari di fatturato.

Con 24 imprese tra le prime 100, l’Italia è il primo Paese nel settore del lusso. Seguono gli Stati Uniti, con 13, il Regno Unito con 10 e la Francia con 9. L’Italia guida anche la classifica delle 20 aziende con un tasso di crescita più elevato. In questa classifica, spiccano 6 società italiane su 20, tra le quali Valentino e Furla.

Resta il fatto però che la dimensione dei gruppi italiani è inferiore a quello dei competitor internazionali. Dai dati della classifica è evidente che come fatturato, il limite medio delle aziende italiane è di 1,4 miliardi di dollari. Per le realtà francesi si parla di 5,8 miliardi di media, negli Usa di 3,4 miliardi, per i gruppi svizzeri si arriva poco sopra i 3 miliardi. Insomma, le medie imprese si confermano volano del settore.

Patrizia Arienti, Deloitte Emea Region Fashion & Luxury Leader, ha dichiarato: “il fatto che, nella top 100, un’azienda su quattro sia italiana dimostra come il Made in Italy sia ancora un fattore competitivo di successo a livello globale: in futuro, la maggiore sfida che le aziende del lusso del nostro Paese saranno chiamate ad affrontare sarà essere in grado di coniugare tradizione ed esclusività del prodotto con strategie e modelli di business innovativi, finalizzati a rispondere alle mutate esigenze del consumatore”.

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