L’Unione Europea contro i divieti ad Airbnb e Uber

La Commissione Europea si schiera contro i divieti imposti degli Stati Membri dell'Unione per ostacolare i servizi di sharing economy come Uber e Airbnb

L’Unione Europea si schiera contro la raffica di divieti che sono stati imposti in diversi Stati dell’Unione per contrastare le app che promuovono servizi basati sulla sharing economy. Tra queste le più famose, ed osteggiate, sono state Uber ed Airbnb. La sharing economy si basa appunto sul concetto di condivisione e permette a privati di ottenere un guadagno condividendo beni di loro proprietà per offrire un servizio ad altri privati. Il contatto avviene spesso tramite app o portali specializzati.

La Commissione Europea ha stabilito che i divieti in materia di sharing economy devono essere l’ultimo mezzo a cui ricorrere per regolare i servizi. Il divieto può essere posto soltanto nel caso in cui non sia possibile adottare misure meno restrittive della libertà di iniziativa economica delle persone. La posizione presa dalla Commissione quindi non entra nel merito della faccenda ma stabilisce un principio cardine che dovrà guidare la mano di ciascun legislatore nazionale. Si vuole in ogni caso frenare la lotta che in diversi Paesi UE è stata condotta contro questi nuovi servizi dell’ economia digitale .

Airbnb è un sito che permette a chi possiede una casa di affittarla in tutto o in parte ad altre persone, normalmente per periodi brevi. Gli albergatori sono i più colpiti ed invisi dal successo dell’app. Ma anche i politici delle città più turistiche d’Europa hanno espresso la loro contrarietà perché permette ai turisti di eludere la tassa di soggiorno, al punto che a Berlino il fenomeno Airbnb ha portato all’emanazione di una normativa locale che imponeva il divieto di affitto di breve termine per il 95% di locatori. In più, come spesso accade per i servizi di sharing economy, l’app non può garantire la qualità del servizio.

Uber invece è un’app che permette a chiunque abbia un posto libero in auto di prestare un passaggio dietro compenso ad uno sconosciuto. Anche Uber ha scatenato numerose proteste. I protagonisti sono stati i tassisti di mezza Europa che hanno già provato, senza successo, a boicottarlo. Uber, già sotto processo, afferma di non essere un’azienda di trasporti e che quindi non deve rispettare le norme sulle qualifiche dei conducenti, assicurazioni e così via. La Corte di Giustizia dell’Unione Europea a fine anno deciderà a tal proposito.

L’Unione Europea contro i divieti ad Airbnb e Uber