L’ultima truffa sugli affitti: false agenzie e anticipi volatilizzati

Anche nel mercato immobiliare si registrano truffe ai danni dei consumatori

In tempi di crisi, si sa, le truffe aumentano esponenzialmente; su QuiFinanza abbiamo già affrontato con dovizia di particolari le truffe tramite phishing, le truffe su richieste di chiarimenti fiscali, quelle telefoniche e persino quella relativa alla gestione dei sacchetti di plastica. Oggi affrontiamo quella sugli affitti grazie ad un’inchiesta online condotta da Vice.

Si tratta di un raggiro che parte dai classici annunci online direttamente sui portali più utilizzati: su questi siti, chiunque voglia affittare un appartamento può pubblicare il suo annuncio con descrizione e foto dell’immobile. E poi trattare privatamente, via mail, con i locatari che mostrano interesse per gli annunci.

Tra i siti più famosi c’è casa.it, un portale di libero scambio di annunci immobiliari utilizzato sia da agenzie, sia da privati. Nelle condizioni di utilizzo, casa.it specifica di ritenersi “unicamente responsabile della manutenzione del Sito” ma di non offrire “alcuna garanzia circa l’accuratezza, veridicità, liceità, qualità o l’attendibilità delle informazioni contenute nel Sito e dei risultati ottenuti tramite l’accesso o utilizzo del Sito.” Gli amministratori, dunque, non sono legalmente responsabili degli annunci postati sul loro sito.

L’inchiesta di Vice News è partita proprio dal portale Casa.it, entrando in contatto con una venditrice che metteva in affitto il proprio appartamento a Milano ad un canone più che conveniente. Viene anche fornito un link a una galleria di foto scattate dentro l’appartamento. Ma è quando si chiede di poterlo visitare, o di avere un primo contatto telefonico, che la situazione si complica. Perché la proprietaria di casa di mestiere fa l’architetto ed è sempre fuori dall’Italia per lavoro. Proprio per questa ragione si è affidata a un’agenzia di intermediazione: si chiama Airbnb — sostiene la presunta venditrice, rimandando al sito del colosso mondiale dell’home sharing, nato nel 2009 a San Francisco. Inutile specificare che Airbnb non ne sa nulla. Contattato da Vice News, l’ufficio stampa della società conferma di non essere mai stata un’agenzia, bensì soltanto una piattaforma che mette in contatto host e guest. “Chiunque mandi fax, mail o telefonate dicendo che opera sul nostro sito sta mentendo,” ha dichiarato a Vice News Matteo Stifanelli, country manager per l’Italia di Airbnb. Inoltre, i pagamenti sul sito di Airbnb sono possibili solo tramite carta di credito, mai con bonifico bancario, in modo tale da essere tracciabili. Soldi che la società “congela” e vengono rilasciati al locatario solo 24 ore dopo che l’ospite ha fruito del servizio.

Successivamente vengono richiesti dati personali, con la promessa che un corriere di Airbnb consegnerà subito dopo le chiavi dell’appartamento. Da quel momento l’appartamento sarà libero per tre giorni di ‘prova’, in base ai quali scegliere se rimanerci. Il tutto, però, dopo aver versato una garanzia di due mensilità anticipate.

Tutto ovviamente assurdo per chi conosce la realtà di Airbnb, ma non per chi ci si imbatte per la prima volta credendola un’agenzia. L’ultimo escamotage dei truffatori è quello di specificare che “Airbnb di solito si occupa solo di case da vacanza ed ha una sola sede in Italia per immobili residenziali”. Quando un internauta che non conosce il colosso californiano della sharing economy si reca sul sito web, rimane folgorato dalla serietà e dalle immagini presenti. Se prova a informarsi, poi, scopre che Airbnb ha più di 12.500 alloggi solo nella città di Milano e che nell’anno dell’Expo ha visto crescere le sue prenotazioni del 240 per cento. I dati parlano chiaro — e alla vittima del raggiro rimane solo la certezza di aver trovato una sorta di agenzia immobiliare, più conveniente. Almeno fino al momento della verità, spesso amara.

Anche le famiglie straniere, soprattutto quelle sudamericane, rappresentano il target a cui mirano gli autori di questo imbroglio. Le attirano con la minaccia di chiudere “l’affare” con altri inquilini, provano a giocare l’effetto sorpresa stringendo sui tempi. E poi, alla consegna delle chiavi, non si presenta nessuno. A recarsi in quei condomini si scopre che gli appartamenti non sono nemmeno in affitto.

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