Nuovo governo: il Conte bis ‘europeista’ può valere 12 miliardi in più di flessibilità

Bruxelles tira un sospiro di sollievo e apre al nuovo esecutivo Pd-M5s, considerata una vittoria dell'Europa sui sovranisti del Carroccio. Pronto l’ok a una significativa tranche di flessibilità

Si è da poco conclusa al Quirinale la cerimonia di giuramento del nuovo Governo: il Conte bis è, dunque, ufficialmente in carica, nella pienezza dei suoi poteri. Nei prossimi giorni verranno nominati gli altri sottosegretari e i viceministri. Lunedì sarà votata la fiducia alla Camera, il giorno dopo sarà la volta del Senato.

Non è certo mistero che dalle parti di Bruxelles guardassero con più di qualche perplessità al precedente Governo con la Lega di Salvini, il quale promette battaglia contro un Governo “nato fra Parigi e Berlino e dalla paura di mollare la poltrona, senza dignità e senza ideali, con persone sbagliate al posto sbagliato”.

Al netto delle polemiche, la nascita del nuovo esecutivo targato Pd-M5S viene invec, letta a Bruxelles – che tira un sospiro di sollievo, pronta a dare l’ok a una significativa tranche di flessibilità – come una vittoria dell’Europa sui sovranisti del Carroccio. L’esecutivo giallo-rosso conta e spera di ottenere da Bruxelles l’ok a una nuova tranche di flessibilità di 0,4-0,5 punti di Pil da sommare alla quota dello 0,18% di Prodotto interno per interventi contro il dissesto idrogeologico e il Ponte Morandi di Genova, già utilizzata quest’anno e messa in conto per il prossimo dall’ultimo Def. In tutto si tratterebbe di 10-12 miliardi, più o meno un terzo delle coperture per la prossima legge di bilancio.

Pioggia di endorsement nelle ultime ore, tra i quali ieri spicca, quello della futura presidente della Bce Christine Lagarde che – prima ancora dell’ufficializzazione- nella giornata di ieri aveva fatto sapere di giudicare “un bene per l’Italia e per l’Europa” la nomina di Roberto Gualtieri a ministro dell’Economia, atteso a un battesimo di fuoco con la prossima Legge di Bilancio che seppur alleggerita dall’impalcatura della “flat tax” sulla quale la Lega era in pressing, si dovrebbe attestare tra i 30 e i 35 miliardi, compresi i 23,1 miliardi necessari per evitare gli aumenti dell’Iva e i 4-5 miliardi per spese indifferibili e rifinanziamenti obbligati.  Il nodo restano sempre le risorse con il neo ministro, successore di Tria, chiamato a muoversi, con estrema cautela, tra vincoli Ue e rilancio della crescita – tappa obbligata, la sterilizzazione delle clausole di salvaguardia – in un contesto di stagnazione per l’Italia e rallentamento del Pil globale. 

In programma già oggi, la prima riunione dell’esecutivo  con la nomina e la relativa comunicazione a Bruxelles del Presidente dem Paolo Gentiloni come Commissario italiano in Europa.  Per lui, unico ex premier tra i candidati commissari dei grandi Paesi – è pronto  un incarico economico di grande prestigio a Palazzo Berlaymont: si parla con insistenza degli Affari economici, una prima assoluta per Roma, ma anche del Commercio o della Concorrenza.  

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