L’UE dice no alla Gran Bretagna e punta dritto sulla Cina

A differenza dei negoziati sulla Brexit, è andato avanti in sordina ma ora sembra arrivato alla fase finale e un accordo potrebbe arrivare già prima della fine di quest’anno. L’accelerazione al Bilateral Investment Treaty (BIT) – l’intesa che tra Unione europea e Cina al fine di integrare maggiormente le due aree economiche – è arrivata questa settimana, come hanno confermato al Financial Times esponenti da ambo le parti.

Un’intesa che sembra aver trovato un approdo stabile proprio su uno dei temi che ancora dividono Bruxelles e Londra, quel level playing field – tradotto, regole eque e comuni su cui basare il commercio – su cui i negoziatori anglo-europei sembra non riescano a trovare una quadra.

“I colloqui sono ora nella fase finale – ha detto Zhang Ming, ambasciatore della Cina presso l’UE, al quotidiano economico britannico – Entrambe le parti stanno lavorando per raggiungere l’obiettivo di concludere i colloqui entro la fine di quest’anno”. All’ambasciatore cinese non è sfuggito infatti l’atteggiamento del presidente Xi Jinping a riguardo. “È abbastanza insolito per un capo di stato cinese dare tale… attenzione a un accordo in fase di negoziazione – ha aggiunto Zhang Ming – Questo esprime l’impegno politico della Cina per espandere l’apertura e promuovere la cooperazione Cina-UE”.

Le conversazioni tra Unione europea e Cina per un accordo di questo tipo vanno avanti da 7 anni, con 35 round negoziali (10 solo nel 2020) per trovare una base di confronto tra Bruxelles e Pechino. “Sono stati compiuti progressi in diversi settori – ha detto un portavoce della Commissione al Financial Times – Ci sono ancora alcune questioni importanti in sospeso e i colloqui continuano questa settimana”.

Secondo le indiscrezioni riportate dal quotidiano economico di Londra e dal South China Morning Post, i delegati cinesi hanno fatto importanti concessioni nei settori dei servizi finanziari, della manifattura, della proprietà immobiliare e servizi accessori inerenti il trasporto marittimo e aereo. In cambio gli europei si sarebbero detti pronti ad aperture a investimenti cinesi in uno dei campi maggiormente sensibili in Europa: il mercato dell’energia, in particolare quello delle rinnovabili.

Un accordo, che qualora si concretizzasse entro la fine del 2020, rappresenterebbe una vera e propria doccia fredda per Joe Biden che si ritroverebbe in una posizione di maggiore debolezza nei confronti dello storico alleato europeo fin dal primo giorno alla Casa Bianca. Per la testata di Hong Kong, addirittura un “game changer” per le future relazioni tra le tre potenze economiche.

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