Lotta alla povertà, il nuovo sussidio si chiama SIA. Come funziona

Nasce il Sostegno per l’Inclusione Attiva (SIA), per dare un sostegno alle persone in condizione di povertà

L’obiettivo del SIA è quello di permettere a tutti i cittadini uno stile di vita decoroso, colmando una carenza storica del sistema di welfare italiano, dove ancora manca un trasferimento monetario destinato a coprire le famiglie dal rischio di cadere in povertà (tra i Vecchi Quindici, solo la Grecia è nella nostra condizione).

E’ quanto prevede la relazione finale "Proposte per nuove misure di contrasto alla povertà", elaborata dal gruppo di studio appositamente istituito presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, appena presentata al Senato.

Si tratta di uno strumento per contrastare la povertà, basato su una valutazione dei mezzi effettuata secondo criteri articolati e omogenei a livello nazionale. Non è quindi un reddito di cittadinanza universale incondizionato.
Si tratta innanzitutto di consentire, e richiedere ai beneficiari, quei comportamenti che ci si aspetta da ogni buon cittadino. È comunque un patto di reciproca responsabilità tra il beneficiario e l’amministrazione pubblica, che si impegna a offrire adeguati servizi di accesso e di sostegno.

Ne parla diffusamente Massimo Baldini (membro del gruppo di lavoro sul reddito minimo) nell’articolo Un sostegno contro la povertà su LaVoce.info.
 

"Le caratteristiche principali dello schema proposto dal ministero del Lavoro sono l’universalità (non è cioè destinato solo ad alcune categorie, come l’assegno sociale o la pensione di invalidità civile, ma a tutti i poveri), la selettività in base alle condizioni economiche, l’obiettivo di non fermarsi alla semplice erogazione monetaria ma di favorire un percorso di inclusione e attivazione dei componenti del nucleo familiare, la sua disponibilità per tutti i residenti legalmente in Italia da almeno due anni. In termini molto generali, e senza pretesa di anticipare cosa in pratica verrà fatto (sempre che il Sia veda la luce), il criterio di calcolo del trasferimento potrebbe essere così espresso:

Sia = linea di povertà assoluta – reddito disponibile della famiglia

La linea di povertà assoluta dovrebbe costituire il reddito necessario per vivere in modo dignitoso per una famiglia di date caratteristiche."

Le linee guida elaborate dal team di esperti sostengono che vada abbandonata l’impostazione secondo cui il diritto al beneficio dipende dall’appartenenza a una determinata categoria, principio che ha storicamente ispirato il nostro sistema di welfare. L’impostazione categoriale si è tradotta in una frammentazione degli interventi a cui manca una visione organica. La scelta a favore di un’impostazione universalistica risponde innanzitutto a un principio di equità (sancito dal terzo articolo della nostra Costituzione) che affida alla Repubblica il compito di rimuovere gli ostacoli economici e sociali che impediscono il pieno sviluppo della persona umana.
La misura coinvolge tutti i residenti, inclusi gli immigrati legalmente residenti o perlomeno quelli stabilmente residenti secondo le direttive comunitarie.

Certo, un progetto così impegnativo presenta anche punti critici e molte possibili obiezioni. Tra queste l’economista segnala il rischio di scorraggiare l’offerta di lavoro, o quello di favorire l’economia sommersa e, non ultimo, il problema della copertura.
 

"A regime il Sia potrebbe infatti costare tra i 5 e i 9 miliardi di euro, cioè lo 0,4-0,6 per cento del Pil. Una cifra ragionevole se consideriamo che in Francia per uno schema analogo si spende circa lo 0,5 per cento del Pil. Certo queste somme ora non sono disponibili, ma anche con importi molto inferiori si potrebbero raggiungere risultati significativi. Ad esempio, con 1,5 miliardi si porterebbe il reddito di tutte le famiglie povere al 50 per cento circa della corrispondente soglia di povertà".

L’iter della proposta è ancora lungo ma intanto la nuova misura è stata aperta al dibattito pubblico e sarà presto posta all’ attenzione del Parlamento, con l’obiettivo di inserirla nella prossima legge di Stabilità.

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