L’Istat si corregge: “Pil cresciuto dello 0,6%, non dello 0,8%”

Dopo giorni di polemiche incrociate l'Istat corregge il tiro

Nel 2015 il pil corretto per gli effetti di calendario, cioè tenendo conto che lo scorso anno i giorni lavorativi sono stati tre in più rispetto al 2014, è aumentato dello 0,6%. Il dato è nero su bianco nel comunicato sui conti economici trimestrali diffuso venerdì, che conferma il “progressivo indebolimento” della crescita congiunturale: nel primo trimestre dello scorso anno il prodotto è cresciuto dello 0,4%, nel secondo dello 0,3%, nel terzo dello 0,2%, nel quarto solo dello 0,1%. Lo 0,8% comunicato martedì, che è il numero rivendicato fin dallo scorso dicembre dal premier Matteo Renzi (il governo nell’aggiornamento del Def aveva invece previsto un +0,9%), è un dato grezzo, non depurato per i giorni lavorati.

A dirlo è lo stesso Istituto di Statistica, dopo che la pubblicazione dei dati la scorsa settimana aveva dato via a polemiche con diversi economisti che contestavano la lettura delle cifre sostenendo che sul ritocco al rialzo comunicato martedì ha influito anche la contestuale “revisione straordinaria delle serie storiche”, in seguito alla quale il prodotto interno lordo del 2014 è stato ridotto di 2 miliardi rispetto a quello reso noto a settembre 2015: da 1.613,8 a 1.611,8 miliardi. Un maquillage che, secondo il docente di Politica economica Francesco Daveri, può aver influito sulla variazione del 2015: partendo da un livello più basso, il progresso risulta maggiore, è il suo ragionamento.

“Per arrivare a quel +0,8%”, dice a ilfattoquotidiano.it il gestore e consulente Mario Seminerio, “è stato fatto un gioco delle tre carte, facendo leva sul fatto che lo scorso anno ha avuto tre giornate lavorative in più rispetto al 2014. E bisogna tener conto che per poter comunicare un “+0,8″ basta arrivare a 0,751, visto che l’arrotondamento viene fatto alla terza cifra decimale”. Peraltro, a parte gli zero virgola, quel che davvero conta è la composizione del nostro prodotto, sottolinea il titolare del blog Phastidio.net: “Per lo 0,5% si tratta di un aumento delle scorte. Ed è verosimile che sia legato soprattutto alla ripresa delle attività di Fiat in Italia. Ci sono analisti che stimano che la sola casa automobilistica abbia generato fino allo 0,3% della crescita. Ma ora c’è un evidente rallentamento dell’economia globale, che si tradurrà in un calo dell’export. Con inevitabili conseguenze sulla Penisola”. Dove nel frattempo “gli investimenti restano stagnanti”.

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