La liquidazione di Amos Genish e degli altri ex AD Tim negli ultimi 5 anni

Negli ultimi 5 anni, si sono susseguiti tre manager nel ruolo di amministratori delegati: ecco quanto sono costati all'azienda

È notizia degli ultimi giorni che il Cda di Tim ha revocato tutte le deleghe conferite al consigliere Amos Genish e le ha provvisoriamente assegnate al presidente Fulvio Conti.

Non si tratta di una mossa inaspettata: dal 4 maggio scorso, quando l’assemblea di Tim aveva sancito la sconfitta di Vivendi e aveva dato a Elliott la maggioranza nel board della società, il cambiamento era nell’aria. Il successore di Amos Genish sarà il quarto manager in 5 anni a ricoprire la carica di AD. La riunione è stata già fissata per il 18 novembre. Il mandato di Genish è durato dal 28 settembre 2017 a oggi, mentre precedentemente era stato Flavio Cattaneo a guidare la compagnia dal 30 marzo 2016 al 28 luglio 2017. Prima ancora era rimasto in carica Marco Patuano, dal 13 aprile 2011 al 21 marzo 2016.

Non è certo una poltrona facile quella lasciata da Genish e i continui cambiamenti al vertice della società hanno avuto un costo elevato per la stessa società. I tanti manager che si sono intercambiati in questi anni non hanno infatti lasciato la carica senza una considerevole buonuscita. In totale si parla di almeno 31 milioni di euro, a partire dalla buonuscita di Patuano di 6 milioni. Molto più alto l’assegno staccato per Flavio Cattaneo, che ha ricevuto una buonuscita di ben 25 milioni di euro, equivalenti a circa 66 mila euro al giorno per guidare l’azienda di telecomunicazioni.

Sebbene il trend fosse in crescita, la liquidazione di Genish risulta ridimensionata. Secondo gli accordi, il licenziamento senza giusta causa comporta l’attribuzione di 24 mensilità: a Genish era stata riconosciuta una retribuzione pari a 1 milione di euro l’anno come direttore generale e 400 mila euro come amministratore delegato. La liquidazione quindi raggiunge un totale di 2,8 milioni di euro e nessun bonus.

I ricambi al vertice non sembrano essere casuali: molto è dipeso dall’arrivo di nuovi azionisti nel capitale societario, a partire dai francesi di Vivendi e arrivando al fondo americano Elliot, che si è aggiudicato la maggioranza in Cda. Per Vivendi sono pochi i dubbi: l’addio a Genish – uomo appoggiato dai francesi Vivendi -“è stata una mossa molto cinica e pianificata volutamente in segreto per destabilizzare la societa’”.

I problemi non si fermano tuttavia agli azionisti: c’è la strategia di sviluppo del gruppo nel settore della telefonia, business in grande trasformazione, oltre ai problemi legati alla privatizzazione della società. Tra tutti, il debito da 30 miliardi di euro eredità dell’Offerta pubblica di acquisto di Colaninno del 1999 che ancora pesa sugli incassi della società. I conti del terzo trimestre hanno registrato una perdita di 800 milioni legata alle maxi-svalutazioni sugli avviamenti, di circa 2 miliardi. Per questo, il prezzo del titolo è sceso al nuovo minimo dal 2013, a 50 centesimi per azione.

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