Migliaia di like e commenti social fake in vendita a 300 euro: le falle delle piattaforme

I principali social continuano a essere invasi da profili e commenti fake: al fenomeno non si riesce a porre un freno

Facebook, Instagram, YouTube e Twitter continuano a essere ‘terra digitale’ non solo di miliardi di utenti ‘veri’, ma anche di numerosissimi profili fake. Il fenomeno è risaputo, il problema è che non si riesce ad arginare nonostante lo sforzo profuso dalle principali piattaforme social.

Evidentemente c’è ancora molto da fare, come ha sottolineato un recente rapporto dello Strategic Communications Centre of Excellence della Nato che ha inoltre verificato come si possano comprare like, profili e commenti falsi con poche centinaia di euro.

L’operazione, che è stata effettuata dai ricercatori dell’organizzazione indipendente che fornisce consulenza alla Nato, ha provato ‘a forzare’ i sistemi di controllo dei sopra citati social network, per capire se sia difficile oppure no mercanteggiare like e profili per manipolare alcuni post pagati. Purtroppo, le falle riscontrate non sono state poche.

Nella fattispecie, i ricercatori che hanno lavorato al report sono entrati in contatto con 11 società russe e 5 europee che vendono falsi like e commenti social scoprendo che con una cifra pari a 300 euro si possono acquistare più di 3.500 commenti, 25mila like, 20mila visualizzazioni e 5mila follower. L’indagine non è finita qui, visto che si è poi provato a capire come fare fruttare un simile investimento.

Così, la ‘merce digitale’ ottenuta con i 300 euro è stata applicata a profili comuni e a quelli di figure politiche, spalmandola su circa un centinaio di post totali, suddivisi tra Facebook, Instagram, Twitter e YouTube. A distanza di un mese, gli studiosi hanno notato che più o meno l’80% dei dati falsi messi in circolo non era stato rimosso. Dunque, si sono attivati, segnalando ai moderatori 20mila account fittizi in grado di manipolare alcuni post. Risultato? Dopo una ventina di giorni, solamente il 5% degli account messi in evidenza dai ricercatori sono stati eliminati.

La falla appare tutto fuorché vicino dall’essere risolta. Per quanto riguarda i singoli social, Twitter è stato quello che è riuscito a scovare ed eliminare più profili fraudolenti. YouTube è invece quello meno pronto e veloce a rimuovere i fake, anche se è risultato il più difficile e caro da manipolare.

Facebook è stato il più tempestivo a stoppare gli account falsi, nonostante sia piuttosto pigro nel cancellare il materiale ingannevole che ha superato le maglie della sua censura. Si conclude con Instagram che, tra le big piattaforme, è la più semplice e meno costosa su cui mercanteggiare dati falsi.

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