L’idrogeno: risorsa per la crescita e leva strategica per l’Italia

L'UE ha varato la sua strategia e molti Paesi europei sono già in corsa per assicurarsi il primato dell'industria. L'Italia si candida come futuro hub del Mediterraneo

Con ogni probabilità avrà un ruolo di primo piano all’interno dei progetti del Recovery plan dedicati al settore energetico italiano, ma sono ormai diversi anni anni che l’idrogeno si sta imponendo come uno delle più interessanti alternative quando si parla di transizione energetica.

È di questa settimana la notizia che ha visto Snam e Saipem rafforzare la loro partnership sul tema, un memorandum d’intesa che mira a identificare e sviluppare congiuntamente iniziative legate alla produzione e al trasporto di idrogeno verde (quello generato a partire da fonti di energia rinnovabile, da distinguere da quello blu prodotto a partire da fonti non rinnovabili, principalmente gas naturale).

Italia come hub del Mediterraneo

Ma non è una novità l’attenzione dell’azienda guidata da Marco Alverà per l’elemento più abbondante dell’universo: l’obiettivo è di fare dell’Italia un hub europeo per l’idrogeno verde nel 2050.

A Cernobbio la scorsa settimana Snam e il think thank The European House – Ambrosetti hanno presentato H2 Italy 2050, uno studio per mostrare come questo target possa essere raggiungibile.

Il primo punto a favore dell’idrogeno potrebbe essere rappresentato dal suo modello di distribuzione, che già esiste: la capillare rete di trasporto del gas di cui è dotato il Paese. L’idrogeno potrebbe essere infatti facilmente trasportato attraverso i gasdotti che attraversano l’Italia da Nord al Sud.

“Sfruttando l’infrastruttura esistente, l’Italia potrebbe infatti importare l’idrogeno prodotto in Nord Africa attraverso l’energia solare ad un costo del 10-15% inferiore rispetto alla produzione domestica, valorizzando la maggiore disponibilità di terreni per installazione di rinnovabili, un elevato irraggiamento e al contempo diminuendo la variabilità stagionale – si legge nel rapporto presentato da Ambrosetti e Snam – In questo modo, il Paese può diventare il ‘ponte infrastrutturale’ tra l’Europa e il continente africano, abilitando quindi una maggiore penetrazione dell’idrogeno anche negli altri Paesi europei”.

E’ stato stimato che in Italia si potrebbe attivare un valore della produzione delle tecnologie afferenti alla filiera dell’idrogeno compreso tra 64 e 111 miliardi di euro al 2050, con un notevole impatto sull’occupazione. In termini di contributo al PIL, è stato stimato un valore aggiunto (diretto, indiretto e indotto) compreso tra 22 e 37 miliardi di Euro al 2050.

Il modello Salerno

Una prima esperienza di immissione dell’idrogeno sulla rete “tradizionale” del gas è avvenuta a Contursi Terme, in provincia di Salerno. Qui i tecnici Snam per la prima volta in Europa, hanno sperimentato l’immissione di un mix di idrogeno al 5% in volume e gas naturale nella propria rete di trasmissione.

La sperimentazione ha comportato la fornitura, per circa un mese, di H2NG (miscela idrogeno-gas) a due imprese industriali della zona, un pastificio e un’azienda di imbottigliamento di acque minerali.

La sperimentazione di Contursi è stata replicata a dicembre 2019, raddoppiando la percentuale di idrogeno in volume al 10%. Applicando la percentuale del 10% di idrogeno al totale del gas trasportato annualmente da Snam, spiega l’azienda sul suo sito internet, se ne potrebbero immettere ogni anno in rete 7 miliardi di metri cubi, un quantitativo equivalente ai consumi annui di 3 milioni di famiglie e che consentirebbe di ridurre le emissioni di anidride carbonica di 5 milioni di tonnellate.

Il futuro del trasporto sostenibile

Ma non c’è solo la produzione di energia nel futuro dell’idrogeno. Un altro campo di applicazione è quello dei trasporti, con l’elemento che si candida ad essere una valida alternativa a diesel e benzina in un prossimo futuro tanto per i veicoli su gomma quanto per quelli su rotaia.

L’UE guarda con interesse a questa risorsa

Ma la sfida sarà soprattutto in campo europeo: l’Unione europea ha già infatti lanciato la  Clean Hydrogen Alliance e la sua Hydrogen Strategy, mentre Francia e Germania corrono su investimenti e progetti per assicurarsi un posto in prima fila sulla tecnologia a idrogeno.

Si stima al 2050 una penetrazione potenziale del 23% dell’idrogeno nei consumi finali, che può permettere un taglio nelle emissioni di C02 del 28% rispetto all’anno base 2018.

Effetto domino sull’economia: grazie al maggior impiego negli usi finali, l’industria dell’idrogeno e le filiere collegate a monte e a valle potranno ambire a un incremento del valore della produzione cumulato nel periodo 2020-2050 compreso tra 890 e 1.500 miliardi di euro. ed un aumento occupazionale compreso tra 320.000 e 540.000 posti di lavoro.

© Italiaonline S.p.A. 2020Direzione e coordinamento di Libero Acquisition S.á r.l.P. IVA 03970540963

L’idrogeno: risorsa per la crescita e leva strategica per l&#821...