Libro shock: “La crisi? Colpa di manager e politici psicopatici”

E' la tesi esposta in un libro di un giurista, una psicologa ed uno psichiatra

Dimenticate algoritmi, analisi numeriche e cause ‘sistemiche’: la crisi economica con cui ci troviamo a fare i conti è figlia anche e soprattutto di comportamenti individuali e soggettivi, soprattutto ai vertici delle aziende.

Isabella Merzagora, Guido Travaini, Ambrogio Pennati (una psicologa, un giurista, uno psichiatra esperti di criminologia), hanno dato alle stampe un libro dal titolo che già dice molto: Colpevoli della crisi? Psicologia e psicopatologia del criminale del colletto bianco (Franco Angeli). Secondo gli autori – si legge sull’edizione online de L’Espresso – una delle ragioni della crisi risiederebbe nel fatto che ai vertici di molte grandi aziende, e in particolare quelle finanziarie, vi fossero persone egocentriche, prive di capacità empatiche e di identificazione negli altri, spregiudicate, manipolatorie, machiavelliche, incapaci di rimorso, narcisiste, menzognere: in pratica veri e propri psicopatici.

Si parla apertamente, riprendono una definizione del criminologo americano del secolo scorso Edwin Sutherland, di White Collar Crimes, crimini commessi dai colletti bianchi, un ambito vastissimo che spazia dalla corruzione ai reati commerciali, dalle frodi commerciali, alle truffe delle assicurazioni, dalle bancarotte fraudolente alle frodi in ambito sanitario.

TRATTI COMUNI – Secondo la tesi espressa nel libro sono innanzitutto narcisismo, psicopatia e machiavellismo (l’idea che il fine giustifichi i mezzi e che si possano utilizzare gli altri come strumenti per raggiungere i propri scopi) il tratto comune dei manager in questione. Altri, e altrettanto salienti, aspetti sono l’assenza di rimorso, la freddezza emotiva, l’egocentrismo, la manipolazione, la mancanza di empatia (il non sapersi identificare nelle sofferenze altrui). Ma ci sono anche un atteggiamento interessato al qui e ora, l’instabilità nei rapporti sentimentali, l’indifferenza, la tendenza alla gratificazione immediata, la scarsa tolleranza alle frustrazioni, la prepotenza, la paura dell’insuccesso, la mancanza di coscienza sociale, l’irresponsabilità, ma anche insicurezza e ansia, ancora la disonestà, l’impulsività, l’incapacità di pianificare, un anticonformismo ribelle, l’esternalizzazione della colpa.

E come sono comuni i tratti, emerge quanto siano altrettanto comuni le giustificazioni addotte quando si viene scoperti nell’illegalità. Si minimizza il danno provocato, si nega che la vittima sia tale, si condannano coloro che condannano, ci si richiama a ideali più alti, si diluiscono le responsabilità, si adottano frasi come “Nessuno è stato danneggiato o non volevamo danneggiare nessuno”, “È come nella giungla o divori o sei divorati”, “Non sapevo fosse illegale”, “Se non lo avessi fatto io l’avrebbe fatto qualcun altro, “Il mondo è un mercato e ognuno ha un suo prezzo”, “non stavamo proprio mentendo, solo non abbiamo detto tutta la verità”, “Lo facevano tutti”, “ho fatto quello che mi hanno ordinato di fare”. Il ricorso a queste forme di razionalizzazione (“Che sono le stesse utilizzate anche in chi è accusato di abusi sessuali”, spiega Isabella Merzagora) sono evidenti in tutti i casi presi in considerazione dagli autori: tra gli altri, quelli della Clinica Santa Rita, il caso Moses e il crac della Parmalat.

LE DONNE – Interessante notare come le donne ‘psicopatiche’ risultino in numero nettamente inferiore, anche se va detto ve ne sono oggettivamente poche ai vertici, con inevitabile ripercussione sui dati in oggetto. In generale però, mostrano più facilmente rimorso e più facilmente si accollano la colpa.

LE VITTIME – L’altro aspetto che gli autori mettono in luce – e per il quale i colpevoli non vanno chiamati “manager disonesti” ma “criminali finanziari” – sono le conseguenze delle azioni dei colletti bianchi criminali. Lungi dall’essere reati senza vittime, le loro azioni possono sicuramente uccidere, anche se è difficile averne una chiara percezione. Lo fanno direttamente (basti pensare alla vicenda del Banco Ambrosiamo o alla clinica Santa Rita ancora), o indirettamente, ad esempio immettendo magari sul mercato prodotti alimentari o farmaceutici non sicuri, non usando salvaguardie per l’ambiente: esempi che mostrano le pesanti ricadute letali delle nefandezze compiute dai colletti bianchi criminali.

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