Liberalizzazioni: su taxi, professioni e farmaci tutto rinviato. Anche i risparmi dei cittadini

Slittano o vengono ridimensionati gli interventi per la deregulation in alcuni servizi fondamentali per i consumatori. Le lobby festeggiano

Una bella norma, l’articolo 34 della manovra salva-Italia. Avrebbe potuto davvero dare una scossa alla nostra economia stagnante. Avrebbe potuto aprire il mercato dei servizi commerciali eliminando burocrazia e vincoli territoriali. Aumentare la concorrenza producendo risparmi reali per consumatori e utenti. Purtroppo i buoni propositi si sono arenati in Parlamento. Peccato: per alcuni servizi importanti per i cittadini come i servizi taxi, le libere professioni o la vendita di farmaci dovremo aspettare ancora.

Di tutte le modifiche alla manovra votate, quella sulle liberalizzazioni è stata la più travagliata. Le lobby si sono scatenate e Monti, ex commissario europeo alla Concorrenza che aveva contrastato gli interessi delle multinazionali americane ha dovuto cedere ai tassisti e ai farmacisti nostrani.

Una deregulation a metà

L’articolo 34 della manovra parte bene ribadendo i sacri principi della concorrenza ed eliminando da subito una serie di limiti alla concorrenza tra cui:

•  i vincoli territoriali (cioè dentro o fuori una determinata area geografica) per l’esercizio di un’attività economica;
•  l’obbligo di distanze minime tra gli esercizi commerciali;
•  il divieto per alcune categorie di commercializzare alcuni tipi di prodotti;
•  l’obbligo di una forma giuridica specifica per esercitare alcune attività economiche;
•  l’imposizione di prezzi minimi o commissioni per la fornitura di beni o servizi.

Ma l’ultimo comma dello stesso articolo stabilisce una serie di esclusioni. Le liberalizzazioni non si applicano a settori niente affatto residuali come “le professioni, il trasporto di persone mediante autoservizi pubblici non di linea, i servizi finanziari (…) e i servizi di comunicazione“.

Le categorie che festeggiano

Prendiamo i taxi. La liberalizzazione avrebbe permesso ad esempio a un tassista di Fiumicino che accompagna un passeggero nel centro di Roma di poter caricare al ritorno un altro passeggero diretto all’aeroporto senza essere costretto a tornare indietro con l’auto vuota come succede ora perché è “fuori zona”. Aumenterebbe così l’offerta di taxi sulle piazze più richieste e le tariffe diminuirebbero. Una bestemmia, probabilmente, per la potente lobby delle auto pubbliche della Capitale o delle altre grandi città.

E veniamo alle farmacie. Altro articolo della manovra ma la musica non cambia di molto. Un altro tentativo di liberalizzazione naufragato sulle proteste e sulla minaccia di serrata da parte dei farmacisti. Slitta la vendita dei medicinali di fascia C al di fuori delle farmacie, cioè nelle cosiddette parafarmacie o nei supermercati. I farmaci di fascia C sono quelli con obbligo di ricetta medica non rimborsati dal Servizio sanitario nazionale.

E’ passato anche l’emendamento “salva Ordini” che alleggerisce di molto la “punizione” per gli ordini professionali che entro il 13 agosto 2012 non adegueranno i propri regolamenti ai principi di liberalizzazione. Nella versione del decreto precedente sarebbe decaduto l’intero ordinamento della categoria professionale. Ora invece saranno abrogate solo le norme in contrasto con tali principi (minimi tariffari ecc.). La struttura della “casta” delle professioni rimarrà intatta.

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