“L’euro ci porterà alla guerra civile”. La profezia di Jacques Sapir

L'economista francese lancia l'allarme sul futuro a breve-medio termine

Se un numero sempre più nutrito di politici e accademici ex sostenitori dell’euro sta rivedendo le proprie posizioni sulla moneta unica e l’architettura economica dell’Eurozona, l’economista francese Jacques Sapir si spinge decisamente oltre mettendo in evidenza le incompatibilità fra perdita di sovranità e democrazia e arrivando addirittura a profetizzare il concreto rischio di una guerra civile. Lo ha fatto con un lungo e dettagliato articolo intitolate “Euro et crise politique“, poi tradotto da Vocidall’estero.it.

Sapir parte ponendo ovviamente l’obiettivo sul suo paese, sottolineando come la moneta unica “abbia imposto alla Francia di cedere la propria sovranità monetaria ad un’istituzione non eletta, la Banca Centrale Europea. Essa impone ora alla Francia di cedere alla Commissione Europea, altra istituzione non eletta, interi settori della politica fiscale e di bilancio”. “Cosa resta allora – si chiede Sapuir – del patto politico fondamentale che vuole che il potere di tassare un popolo venga ceduto solo in cambio del controllo sovrano dei rappresentanti del popolo sul bilancio del paese in questione?” Secondo l’economista la perdita delle caratteristiche democratiche creata dall’euro ha conseguenze drammatiche. Questa perdita provoca una erosione inevitabile del patto repubblicano e rischia, a causa delle sue conseguenze, di condurci alla guerra civile. Non solo in Francia, evidentemente, ma nell’intero continente.

LE BANCHE CENTRALI – L’indipendenza delle banche centrali nazionali ha rappresentato un passo decisivo per la perdita della sovranità monetaria. Una volta che viene lasciata ad altri la scelta della politica monetaria, si deve ammettere che questi ‘altri’ determineranno con le loro azioni le regole di bilancio che è necessario seguire. Privato della sua libertà di variare i parametri della politica monetaria, il governo perde uno dei principali strumenti di politica economica. Ma esso perde anche, in parte, il controllo delle sue risorse fiscali, perché queste sono strettamente correlate al livello dell’attività economica, e al tasso di inflazione. Infatti, le risorse fiscali sono grandezze nominali (e non grandezze reali). Più alto è il tasso di inflazione, maggiori saranno le risorse fiscali. Si noti, infine, che parte del deficit pubblico è un “debito” simile a quello che gli agenti privati emettono per avviare un’attività produttiva. Quindi si pone la questione del suo acquisto, in tutto o in parte, da parte della Banca centrale. Ma questo è vietato dall’euro.

CONSEGUENZE POLITICHE DELL’EURO – Non è più possibile regolare la politica monetaria secondo i bisogni dell’economia, il governo deve piegarsi a norme rigorose in materia di bilancio e fiscali. Se un’entità esterna stabilisce ora la politica monetaria, alla fine questa stessa potrà impostare le regole di bilancio e fiscali. Questo è quello che il nuovo trattato, o trattato di stabilità, coordinamento e governance, adottato nel settembre 2012, ha istituzionalizzato. Se il processo di bilancio sfugge al controllo del governo, lo stesso vale per il processo fiscale. Tuttavia, il fondamento di TUTTE le democrazie risiede nel fatto che i rappresentanti del popolo, il Parlamento, deve avere – lui solo – l’ultima parola sul bilancio e sul fisco.

EURO E CRISI POLITICA – E qui Sapir torna a riferirsi in primis alla situazione francese, mettendo a fuoco la causa della crisi democratica.

“Si manifesta prima come una forte astensione durante varie elezioni. Poi si manifesta anche con una repulsione verso diverse comunità e l’ascesa del ‘comunitarismo’. Oppure questa ascesa del comunitarismo prende ormai una piega tragica con gli attacchi di ‘jihadisti’ sul territorio nazionale. Da questo punto di vista, la situazione è stata aggravata dal lassismo e dalla complicità dello stato e di alcuni dei suoi eletti al clientelismo con i rappresentanti di questa ideologia.

Si deve imperativamente porre fine a queste pratiche. La politica dell’abbandono della politica da parte dei politici non può che condurre il paese alla tirannia o alla guerra civile. Ma questo richiede di ridare ai politici le capacità di agire con tutti gli strumenti necessari.

I francesi si sentono ormai sempre meno cittadini – e soprattutto perché dovremmo smetterla di macchiare questa parola in maniera totalmente inappropriata – essi si ritirano verso quello che sembra fornire protezione: le comunità religiose, le comunità di origine. In tal modo si precipitano nella guerra civile. Questa è la critica più radicale che possiamo fare all’euro: quella di strappare in maniera decisiva il tessuto sociale e di mettere, letteralmente, i francesi, gli uni contro gli altri. Nella logica dell’euro non c’è altro che quello che descrive Hobbes: la guerra di tutti contro tutti.

Se consideriamo tutti gli aspetti, economici, sociali, fiscali, ma anche politici, l’euro ha avuto, per quasi 17 anni ormai, un ruolo estremamente negativo. Privando i governi dei mezzi per agire, esso accredita l’idea della loro impotenza. Non abbiamo finito di pagarne il prezzo”.

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