Le PMI rialzano la testa e sfidano la crisi: 5 mila nuove imprese nel 2016

E sono sempre più solide. Lo dice il Rapporto Cerved 2017

(Teleborsa) Che le piccole e medie imprese siano la spina dorsale della nostra economia da cui può e deve ripartire la spinta che porta alla ripresa, è cosa nota. Che la crisi le abbiamo letteralmente falciate, pure. Basti pensare che, complice, la lunga fase di recessione e stagnazione che ha fortemente colpito l’economia italiana,  dal 2007 al 2014, sono passate da 150 mila a 136 mila.Per questo fanno ben sperare i segnali di crescita che le riguardano.
Se nel 2015, infatti, si era verificata una prima inversione di tendenza, nel 2016 si è osservato un ulteriore incremento: sono oltre 5 mila le nuove imprese. Un aumento robusto che porta il totale delle piccole e medie imprese a quota 145 mila unità.
Lo dicono i risultati  del Rapporto Cerved PMI 2017, la pubblicazione annuale dedicata all’analisi dello stato di salute economico-finanziaria delle società italiane che rientrano nella definizione europea di Piccole e Medie Imprese, presentato da Cerved, nel corso dell’incontro Osservitalia,

SI TORNA (FINALMENTE) A CRESCERE – “Il numero di PMI è tornato a crescere e la redditività si avvicina ai livelli pre-crisi con una ripresa che ha basi finanziarie e reddituali molto solide. Tuttavia è necessario aumentare la produttività delle nostre imprese e accelerare il ritmo di crescita, troppo indietro rispetto a quello degli altri principali paesi europei – commenta Marco Nespolo, Amministratore Delegato di Cerved – A tal fine, sarà decisivo sfruttare il potenziale di Industria 4.0: la trasformazione tecnologica dei processi produttivi implica la possibilità di automatizzare molte mansioni e, allo stesso tempo, apre nuove opportunità di creazione di posti di lavoro ad alto valore aggiunto”.

INVESTIRE, INVESTIRE, INVESTIRE! In questo contesto di progressivo consolidamento è necessario che le imprese italiane investano maggiormente in innovazione – prosegue Nespolo. Le condizioni per investire di più esistono: secondo le nostre stime, le imprese hanno margini per ulteriori 103 miliardi di euro per finanziare gli investimenti mantenendo, al tempo stesso, estremamente contenuto il profilo di rischio. Si tratta, quindi, di ampliare l’offerta del settore finanziario, promuovendo l’accesso al credito anche alle piccole imprese che ancora oggi non sfruttano risorse finanziarie esterne”.

DIMINUISCONO TUTTE LE PROCEDURE DI CHIUSURA D’IMPRESA – Nel 2016 si è registrato un nuovo calo delle PMI che sono uscite dal mercato: sono poco meno di 6 mila le imprese che hanno avviato una procedura concorsuale o una liquidazione volontaria (-14,8% vs anno precedente). Nei primi sei mesi del 2017 tale miglioramento ha ulteriormente accelerato, con una diminuzione del 21% su base annua: una tendenza che, se confermata, porterà il tasso di mortalità delle imprese sotto i livelli pre-crisi. In particolare, è proseguito a ritmi sostenuti il calo dei default sia nel 2016 (-19,5%) sia nella prima parte del 2017 (-29,3%). Si configura invece come un vero crollo la diminuzione delle procedure concorsuali non fallimentari (-39% sul 2015) dovuto al sempre minore utilizzo del concordato preventivo, una tendenza che si conferma anche per la prima parte del 2017 quando tocca il -35%. Nel 2016, anche se con meno vigore si è confermata la riduzione delle liquidazioni volontarie (-3,7%), tale dato è tuttavia visto in netto miglioramento già nella prima parte del 2017, quando le liquidazioni calano a doppia cifra (-21,6%). Analizzando i diversi settori, si evidenzia il dato dell’industria che con il 15,7% in meno di procedure nel 2016 e il -20% nei primi sei mesi del 2017, torna a livelli pre-crisi.

SALE LA PROPENSIONE A INVESTIRE DELLE PMI; OLTRE 100 MILIARDI DI POSSIBILI NUOVI INVESTIMENTI – Dall’analisi degli indicatori economico-finanziari, le piccole e medie imprese hanno fatto registrare risultati migliori anche rispetto alle grandi. Le PMI confermano la crescita di fatturato (+2,3%), valore aggiunto (+4,1) e margini lordi (+4,1%). Il dato di maggior rilievo risulta quello relativo alla propensione all’investimento: nel corso nel 2016 le PMI hanno mostrato una decisa accelerazione negli investimenti che toccano il 7,8% rispetto alle immobilizzazioni materiali, con andamenti positivi in tutte le classi dimensionali e in tutti i settori, compresi quelli – come le costruzioni – che in passato avevano mostrato tendenze altalenanti. Inoltre, da un’analisi sui bilanci delle 68 mila PMI classificate nell’area di sicurezza e solvibilità in base al Cerved Group Score1 emerge che, dal punto di vista finanziario, esiste uno spazio molto ampio per un’ulteriore crescita degli investimenti. Sono, infatti, 52 mila le PMI che hanno un livello di indebitamento “modesto” e che potrebbero finanziare ulteriori investimenti fino a 103 miliardi di euro, mantenendo un grado di rischiosità estremamente contenuto. Si tratta di un aumento molto consistente, pari al 23,9% dell’attivo, quindi con un potenziale molto rilevante in termini di capacità produttiva

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