Le obbligazioni rendono bene. Alla banca, se il risparmiatore è poco informato

Poco convenienti i bond bancari per i piccoli risparmiatori: offrono tassi più bassi dei titoli di Stato e di quelli pagati agli investitori istituzionali. Colpa della scarsa competenza e dei consigli "interessati" delle banche

“Se me lo consiglia la banca c’è da fidarsi”. Non è un rigoroso criterio scientifico o statistico per valutare la bontà di un investimento, ma è quello di gran lunga prevalente per un’ampia fascia di risparmiatori. Quelli meno informati e con competenze finanziarie scarse. E i risultati si vedono. O almeno li hanno visti i ricercatori della Consob nello studio appena pubblicato su 12mila obbligazioni emesse dalle banche italiane tra il 2006 e il 2009 e il loro rendimento per gli investitori. Si tratta di risultati poco confortanti per i piccoli risparmiatori e poco onorevoli per le banche italiane:

•  i primi ottengono rendimenti più bassi degli investitori istituzionali, cioè di chi acquista e vende titoli per mestiere (banche, società finanziarie, assicurazioni, enti pubblici) e ha molta più dimestichezza con le regole della finanza;

•  le seconde, molto più attente ai loro utili che a fornire un buon servizio di consulenza al cliente, guadagnano molto dalla vendita delle loro obbligazioni (che rappresentano circa il 40% della raccolta totale, più che nel resto d’Europa).

Meno convenienti dei titoli di Stato

Tutto ciò grazie alla sostanziale “ignoranza” dei cosiddetti investitori “retail“, i piccoli risparmiatori appunto. Che si fidano della propria banca e degli investimenti che propone. Così i bond bancari rappresentano il 10,8% del portafoglio delle famiglie, una percentuale ben superiore agli altri paesi europei. Peccato che i loro rendimenti non siano affatto vantaggiosi per loro perché:

•  più bassi di quelli offerti per le stesse obbligazioni a un investitore istituzionale, il quale ottiene fino all’1% in più rispetto al comune risparmiatore;

•  più bassi anche di quelli ottenibili con i titoli di Stato: nei quattro anni considerati le obbligazioni bancarie a tasso fisso hanno offerto il 3,4% contro il 4,9% dei Btp. Differenziale è più ristretto per le obbligazioni a tasso variabile: 3,0% per le obbligazioni contro il 3,5% dei Cct.

Più rischiose e meno redditizie

Un’altra anomalia riguarda il rapporto rischio/rendimento. Normalmente è un rapporto diretto, cioè più alto è il rischio di un titolo (in questo caso per la solidità dell’emittente), più alto è il suo rendimento. Non per le obbligazioni bancarie, però. Succede infatti che banche a cui Moody’s attribuisce un rating Aa2 (cioè rischio molto basso) pagano in media tassi più alti delle banche A1, cioè due livelli più in basso, con un rischio maggiore.

Per contro va detto che i bond offerti dalle banche italiane sono piuttosto sicuri: tra quelli valutati nessuno rientra nella classe di rischio “alto”, l’81% ha un rischio “molto basso” e solo l’11,3% un rischio “medio”.

Un’ignoranza pericolosa

Questa rapporto distorto tra banche e clienti, secondo la relazione della Consob, è dovuto alla “combinazione di deficit cognitivi e di errori comportamentali” dei secondi che li porterebbe “a sottoscrivere le obbligazioni più complesse che, benché di difficile comprensione, vengono percepite come prodotti sicuri, perché proposti dal referente bancario di fiducia”. Un tipico caso in cui l’ignoranza – è il caso di dirlo – non paga. (A.D.M.)

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