Le farmacie come gli ambulatori: esami del sangue e referti in ‘negozio’

Pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto che fissa i criteri affinché le farmacie comunali possano erogare nuovi servizi. Ulteriore passo per rendere le farmacie veri e propri centri sanitari sul territorio

Nell’ottica di una sanità sempre meno ‘ospedalocentrica’, più legata al territorio e meno onerosa per le casse dello Stato, alle farmacie viene delegato il compito di diventare un vero e proprio presidio sanitario, con l’offerta di nuovi servizi ai cittadini.

L’ultimo passo realizzato in questa direzione riguarda le farmacie comunali, 1500 esercizi in tutto il Paese (contro 17.500 private), referenti del decreto ministeriale dell’11 dicembre 2012, appena pubblicato in Gazzetta Ufficiale. La nuova normativa, infatti, illustra i criteri in base ai quali subordinare l’adesione delle farmacie pubbliche ai nuovi servizi previsti dal decreto che ha dato il via all’evoluzione del settore (d. lgs 153/2009).

Le farmacie comunali si avviano a diventare presidio sanitario integrato nel sistema sanitario nazionale, in virtù della capillarità che raggiungono sul territorio. In sostanza, quali servizi potranno erogare?
Con la riforma a regime, si potranno ottenere, rivolgendosi al proprio farmacista, alcuni esami clinici, cicli di iniezioni o trattamenti di fisioterapia. Ma anche assistenza domiciliare integrata, prelievi di sangue, pagamento di ticket, prenotazione di prestazioni inerenti l’assistenza specialistica ambulatoriale (in strutture sanitarie pubbliche e private accreditate), ritiro dei referti, fornitura di servizi agli assistiti (anche per mezzo di personale infermieristico). Il tutto sarà erogato in regime convenzionato, cioè a carico del Servizio sanitario nazionale col pagamento del solo ticket (quando dovuto). 
 

Sia gli esami che le prestazioni infermieristiche e fisioterapiche devono essere eseguiti in locali adibiti e con gli adeguati requisiti strutturali. 
 

Sulla carta rappresenta un piano di sviluppo dal quale i cittadini dovrebbero poter trarre sicuri benefici. Ma a fianco della descrizione dei nuovi servizi, si levano i paletti che il Ministero ha collocato nel decreto. Tra tutti, spicca l’aderenza richiesta "alle norme vigenti in materia di Patto di stabilità, quindi senza maggiori oneri per la finanza pubblica e senza incrementi di personale". Inoltre i comuni saranno tenuti a rispettare le disposizioni in materia di spese ed assunzioni e dovranno produrre, con riferimento agli ultimi due esercizi finanziari, risultati di gestione contabile positivi. In sostanza, si richiede l’attivazione e l’effettuazione dei nuovi servizi a patto che questi non determinino costi aggiuntivi per la finanza pubblica.

 

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