La Repubblica Ceca sgancia la corona dall’euro. Si teme la “Czexit”

L'euro perde un altro pezzo: niente più cambio fisso a 27 corone per un euro come negli ultimi tre anni

La Repubblica Ceca ha deciso di uscire non dall’Ue (almeno per ora), ma dal legame che aggancia la moneta nazionale all’euro. In pratica, ha deciso di abbandonare il cambio fisso di 27 corone ceche per euro, in vigore da tre anni, e di essere libera di fluttuare sui mercati finanziari. Lo ha fatto dicendo addio al peg, cioè al tasso di cambio “ancorato” che consente accurata prevedibilità a lungo termine per la pianificazione di business. Il peg con l’euro era stato adottato in origine per evitare l’eccessivo apprezzamento o deprezzamento della moneta.

Per mantenere il rapporto fisso, la Banca Centrale ceca ha impegnato grandi risorse, ma ormai la scelta stava diventando troppo costosa. E poichè in autunno ci saranno le elezioni, l’attuale premier socialdemocratico Bohuslav Sobotka non vuole arrivarci in condizioni di debolezza. Inoltre negli ultimi tempi la corona cèca era nel mirino degli speculatori internazionali. I fondi hedge, in genere di carattere speculativo, hanno scommesso 65 miliardi di dollari su una rivalutazione della divisa cèca, costringendo la Banca nazionale di Praga a interventi sui mercati. Turbolenze sul bilancio pubblico e sulle riserve in valuta cèche hanno spinto l’istituto alla misura estrema.

Da qui la scelta di abbandonare il cambio fisso. Che nel breve periodo darà come risultato una rivalutazione del cambio della corona rispetto all’euro. Cosa che provocherà probabilmente una diminuzione delle esportazioni e quindi un nuovo calo del valore della corona. La decisione ricorda agli operatori dei mercati la scelta fatta nel gennaio 2015 dalla Svizzera (non membro della Ue) di sganciare il franco dall’euro, scelta che provocò un terremoto finanziario internazionale colpendo l’euro con il piú massiccio deprezzamento da quando esiste

L’opzione Czexit, come è stata subito definita la decisione della Banca centrale ceca, secondo molti è solo il primo passo in vista dell’uscita della Repubblica Ceca dall’Unione Europea. Lo scorso anno, prima del voto sulla Brexit del 23 giugno, Tomas Prouza, segretario agli Affari Ue della Repubblica Ceca, aveva avvertito che se Londra avesse detto addio a Bruxelles, altrettanto avrebbe potuto fare Praga, in quanto una eventuale decisione in tale senso sarebbe apparsa “molto più accettabile da un punto di vista politico”. Una possibilità presentata anche dallo stesso presidente Milos Zeman che aveva auspicato un referendum sull’appartenenza all’Ue.

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