La pace fiscale della Lega: 600mila euro l’anno per restituire i 49 milioni

La Lega è a un passo dall'intesa con la Procura sul pagamento “rateizzato” di ciò che resta del sequestro da 49 milioni di euro sui suoi conti

Ci vorranno 80 anni, ma la Lega di Matteo Salvini sembra aver trovato un accordo con la Procura di Genova sui 49 milioni di contributi pubblici intascati illegalmente e da restituire. Saranno sequestrati centomila euro a bimestre, per un totale di 600mila euro l’anno. Gli avvocati del Carroccio avrebbero concordato l’apertura di un conto “ad hoc” in cui far confluire gradualmente i fondi per raggiungere la cifra di 49 milioni di euro.

Una soluzione che consentirebbe il sequestro dei soldi, disposto dai giudici nell’ambito del processo per truffa ai danni dello Stato, e al tempo stesso garantirebbe la sopravvivenza del partito.

“Abbiamo fatto quello che viene fatto in altre procedure analoghe, laddove agiamo in esecuzione. È un meccanismo che la procura ha già seguito per i crediti erariali, per cui una società può subire sequestro preventivo. Credo che abbiamo raggiunto un punto di equilibrio e perseguito gli interessi dello Stato“, ha detto in conferenza stampa il capo degli inquirenti genovesi, Francesco Cozzi.

Il denaro arriverà o dall’affitto di via Bellerio, sede milanese del Carroccio, o da quello che il partito ottiene in altro modo scritto in bilancio certificato a partire dall’esercizio del 2019.

L’intesa con la procura – si legge però su Il Fatto Quotidiano – serve solo a creare un conto di garanzia fino all’estinzione dei gradi di giudizio. “C’è la disponibilità del movimento di mettere a disposizione della procura della Repubblica somme con cadenza bimestrale di 100mila euro pari a 600mila euro l’anno”, ha detto il procuratore aggiunto di Genova Francesco Pinto. In mattinata gli avvocati della Lega Giovanni Ponti e Roberto Zingari hanno annunciato il deposito in Cassazione di un ricorso contro la decisione del tribunale del Riesame di Genova che il 6 settembre ha dato il via libera al sequestro dei 49 milioni di euro. I soldi, secondo l’accusa, come noto, sarebbero il frutto della maxi-truffa che il senatore Umberto Bossi e l’ex tesoriere Francesco Belsito avrebbero messo a segno per ottenere indebitamente i rimborsi elettorali. La Lega, per decisione di Matteo Salvini, non si è costituita parte civile nel processo.

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