La nuova Tangentopoli tributaria, un giro da 50 miliardi. In manette avvocati, giudici, commercialisti

Tangentopoli fiscale da Milano a Catania, mazzette ai giudici tributari per un giro da 50 miliardi. Solo nel capoluogo lombardo una ventina di inchieste aperte

Parte da Milano e arriva fino a Catania la nuova Tangentopoli del fisco, che porta in carcere giudici, avvocati, commercialisti, professori universitari: tutti accusati a vario titolo di un commercio di sentenze che possono valere con una sola firma un trasferimento di diversi milioni di euro dallo Stato ai privati.

Come riporta Repubblica, è il grappolo di inchieste che da Milano arriva fino a Catania e che riguarda uno dei settori della giustizia, quello dei contenziosi tributari, resistito a ogni inchiesta della magistratura a ogni riforma della politica. Solo a Milano s’indagherebbe oggi su 20 cause fiscali. Un sistema sul quale indagò anche Antonio Di Pietro, che dopo le inchieste sulla corruzione nei partiti si convinse di essere stato fermato proprio quando iniziò a scavare nel mondo delle sentenze tributarie.

UN GIRO DA 50 MILIARDI DI EURO

Strutturato su due livelli di commissioni, provinciali per il primo grado e regionali per il secondo, la giustizia tributaria è un sistema di potere solidissimo. Una cerchia chiusa di magistrati, in maggioranza privati, onorari, chiamati nel 2015 a decidere su oltre 581mila contenziosi, per un valore globale di 50 miliardi di euro. Un tesoro affidato alle decisioni di avvocati, commercialisti, geometri, ragionieri, persino ad agronomi e professori di liceo.

MAZZETTE PER I GIUDICI TRIBUTARI

Repubblica ricorda l’arresto a fine dello scorso anno da parte dei militari della Guardia di Finanza del giudice della commissione tributaria provinciale di Milano (avvocato cassazionista e docente universitario) Luigi Vassallo, a cui poco dopo è seguito l’arresto di un altro giudice onorario. Entrambi accusati di corruzione in atti giudiziari per il caso della Dow Europe Gmbh, ed anche di aver pilotato un contenzioso da 14,5 milioni a favore della società Swe-Co in cambio di 65mila euro.
Repubblica rivela una “rete di relazioni che sopravvive a ogni forma di incompatibilità”. Se per legge non può svolgere l’attività di giudice chi esercita attività di consulenza tributaria per “contribuenti, società di riscossione o altri enti impositori”, è vero che il conflitto d’interessi è all’ordine del giorno.
Oltre le incompatibilità formali, bisogna fare i conti con un contesto di fortissima contiguità tra professionisti. Con commissari che sono amici, colleghi, a volte soci dei legali delle aziende coinvolte nelle liti. Storture che portano fino al 60% le decisioni che danno ragione al privato e torto allo Stato. E “che azzerano – riflette un magistrato – anni di lavoro di Guardia di Finanza e Agenzia delle Entrate”.

UN’INCHIESTA DESTINATA AD ALLARGARSI
A Milano come a Catania, le inchieste sono destinate ad allargarsi. In altre procure, oltre a quella di Roma, sono agli inizi. Quella del capoluogo lombardo fa da apripista. Non solo perché i giudici arrestati avevano grande disponibilità di denaro. Ma soprattutto per le buste piene di altre banconote, trovate coi nomi dei “soggetti erogatori” del denaro: manager, aziende, membri di commissione, funzionari dell’Agenzia delle Entrate. E un elenco di venti contenziosi ora sotto indagine.

La nuova Tangentopoli tributaria, un giro da 50 miliardi. In manette avvocati, giudici, commercialisti
La nuova Tangentopoli tributaria, un giro da 50 miliardi. In manette a...