La nuova Rai: sarà più snella, ma sempre più ‘politica’

L'ad Antonio Campo Dall'Orto è diretta emanazione di palazzo Chigi

La Rai ha una nuova governance. Si applicherà al rinnovo del consiglio di amministrazione, nel 2018. Il servizio pubblico avrà da subito un amministratore delegato: l’attuale direttore generale, Antonio Campo Dall’Orto. La direzione è dunque quella di un controllo slegato dal Parlamento ma ancora più diretto da parte del governo, che nomina un amministratore delegato con poteri ampi, come in qualunque azienda privata. “Modello codice civile”, spiegano nel governo. Una Rai più snella, dunque, ma se possibile ancora più ‘politica’ di prima.

NUOVA GOVERNANCE – Il Senato ha approvato infatti in via definitiva, il testo del disegno di legge che modifica la governance del servizio pubblico, aumentando i poteri del Governo nei confronti dell’azienda radiotelevisiva. L’esecutivo in carica proporrà, attraverso l’assemblea dei soci, il nome dell’amministratore delegato al cda, deciderà direttamente la nomina di due consiglieri su sette, manterrà la proprietà delle azioni Rai e detterà gli indirizzi, d’intesa con l’Agcom, del contratto di servizio quinquennale della Rai. Il modello, studiato da tempo a Palazzo Chigi, fa perno sulla separazione netta tra la gestione e il controllo. “L’importante – dice in proposito Renzi – è affidare a un amministratore la responsabilità di guidare l’azienda senza continuamente mediare con il Cda sulle scelte operative. Se non porta risultati viene cacciato via, ma deve poter decidere come fanno tutti i manager”. Resta ancora aperto il problema di “quale equilibrio di potere tra chi nomina l’amministratore e chi controlla”. In sostanza il nodo non è stato ancora sciolto.

REAZIONI – Per Roberto Fico, Movimento5Stelle, presidente della Vigilanza, “l’indipendenza dell’azienda dalla politica sarà, così, sempre più fragile. Una Rai guidata da un uomo solo al comando. In qualsiasi democrazia sarebbe impensabile”. Per Raffaele Ranucci, Pd, relatore della legge, invece, “la Rai ha ora tutti gli strumenti per essere un’azienda moderna, che può concorrere sul mercato televisivo e multimediale. Metterla nelle condizioni di eccellere a livello internazionale era un pezzo importante del percorso di crescita del Paese”.

Molto critici anche i pareri della Federazione della Stampa e dell’Usigrai, il sindacato dei giornalisti Rai: “Arriva un doppio colpo all’autonomia del servizio pubblico – sottolineano Beppe Giulietti, neo presidente della Fnsi e Vittorio Di Trapani, appena confermato a segretario dell’Usigrai: la Rai viene posta alle dirette dipendenze del Governo, con un capo azienda con molti più poteri e con la presa di controllo, anno per anno, dei finanziamenti al servizio pubblico, strumento per condizionare la gestione e le scelte editoriali”. Per Franco Siddi, consigliere Rai, “i consiglieri vengono sgravati delle responsabilità amministrative, gestionali e di “cucina”: possiamo dedicarci ai temi strategici del pluralismo e dei contenuti tipici del servizio pubblico”.

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