La Manovra perde pezzi: tassa sulle auto aziendali verso addio

Renzi in un post su facebook: "Questa misura, sbagliata, è stata cancellata"

Insieme alla Plastic Tax (per la quale si prospetta dimezzamento e rinvio) l’altra misura finita nel mirino è senza dubbio la stretta sulle auto aziendali che ha provocato più di qualche mal di pancia tanto che il Governo sarebbe pronto a fare dietrofont, Allo stato attuale,  sul tavolo c’è l’ipotesi di tagliare l’incremento previsto dalla manovra del 50% o addirittura di azzerare i rincari. Insomma, come fanno notare i più critici, la manovra giallorossa continua a perdere pezzi. 

VERSO L’ADDIOPiù che un arrivederci, sembra proprio un addio. Il leader di Italia Viva Renzi, nelle scorse ore, è intervenuto sulla questione con una frase tutt’altro che cristallina: “nei giorni scorsi ci hanno accusato di essere sfasciacarrozze perché chiedevamo di cancellare provvedimenti sbagliati come l’aumento delle tasse sulle auto aziendali. Adesso che questa misura sbagliata è stata cancellata potremmo toglierci tanti sassolini dalle scarpe e chiedere che fine hanno fatto quelli che una settimana fa ci insultavano»”  Poi aggiunge: “Ma Italia Viva è nata per risolvere problemi, non per fare polemiche. E adesso possiamo dire che la tassa sulle auto aziendali non ci sarà. Avanti così”, scrive l’ex Presidente del Consiglio su Facebook.

 Federmotorizzazione Confcommercio, intanto, ha lanciato l’allarme sugli  effetti della tassazione delle auto aziendali: non soltanto economici, ma anche per l’ambiente. Tassando il totale del valore dell’auto utilizzata dal dipendente per svolgere il proprio lavoro a nome dell’azienda, si prevede una riduzione del 70-80% nelle auto aziendali (già oggi assoggettate ad una disciplina fiscale penalizzante rispetto al resto d’Europa) mettendo a rischio circa 250.000 immatricolazioni (con un mancato introito fra Iva e trascrizioni di quasi 1,5 miliardi di euro).

“Con il conseguente blocco – afferma Simonpaolo Buongiardino, presidente di Federmotorizzazione Confcommercio (e Assomobilità Confcommercio Milano) – del rinnovo del parco auto circolante ed un aumento sulle nostre strade di veicoli più obsoleti ed inquinanti”. “Il perché – spiega – è molto semplice: nessun lavoratore accetterebbe di farsi tassare per svolgere il proprio lavoro e opterebbe per l’utilizzo di un’auto propria addebitando i chilometri percorsi all’azienda. Dobbiamo considerare che in media un’azienda cambia le proprie auto ogni 3 anni, mentre un privato ogni 7-8 anni. Questa proposta di tassazione risulterebbe perciò in controtendenza con lo sforzo profuso da Regioni come, ad esempio, la Lombardia, dove viene incentivato il rinnovo dei mezzi più inquinanti a favore di altrettanti mezzi a basso impatto ambientale”.

Il comparto automotive genera già ora in tasse un volume annuo per lo Stato di circa 75 miliardi, pari al 4.5% del PIL nazionale “una pressione fiscale ben più alta della media europea che è del 3%”, sottolinea ancora Buongiardino.

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